
22 giugno - Ultimo giorno alla Cupula dos Povos di Rio (il Forum dei Popoli), il meeting mondiale alternativo al summit ufficiale "Rio + 20" per discutere delle sfide per lo sviluppo sostenibile del mondo. Attività esaurite, con eccezione
della assemblea plenaria finale, in cui sono riportate le voci dei 5 gruppi di lavoro nel quadro dei quali si sono sviluppate le attività di quest'ultima settimana.
Di fatto il messaggio è unico, anche se declinato in diverse voci: no al documento che il summit ufficiale ha appena approvato. No all'economia verde proposta dal summit: è solo una nuova faccia del capitalismo più feroce. No alla mercantilizzazione delle risorse naturali, a partire dall'acqua.
L'evento più significativo della giornata è la consegna formale a Ban Ki-moon del documento conclusivo della Cupula dos Povos. Un documento molto chiaro su quel che la Cupula non accetta, ma anche un documento che difficilmente sarà preso in considerazione dai potenti del mondo:
Vai al sito del Forum dei Popoli: www.cupuladospovos.org.br
Vai al sito del summit: www.uncsd2012.org
Per questo molti considerano che sia opportuno proseguire nelle azioni dei vari movimenti, ma nel quadro di strategie più differenziate e finalizzate a scopi specifici, come il movimento sul Diritto umano all'acqua.
La sessione di chiusura è più improntata a canzoni e slogan che inneggiano a proseguire nelle campagne ed attività in marcia, più che sui contenuti specifici. Una chiusura in stile molto brasiliano, in cui prevalgono gli aspetti etici e motivazionali, piuttosto che la presentazioni di argomentazioni e dati.
Si finisce con una festa. Ma in generale l'atmosfera non è di entusiasmo. C'è delusione per il risultato deludente del summit ufficiale, c'è preoccupazione per la percezione di tutta una serie di nuove minacce che sorgono dal documento stesso. Ma c'è anche molta determinazione di proseguire nelle attività. Con la consapevolezza che oggi c'è molto più da fare di ieri, ma che è necessario continuare con sempre maggior energia, perché in gioco ci sono i fondamenti stessi della sostenibilità del nostro mondo.
21 giugno - Oggi l'evento di maggior spessore contenutistico alla Cupula dos Povos è stato l'incontro di analisi su cosa fare, nel prossimo futuro, riguardo alla prospettiva ormai consolidata di uno scenario in cui l'adozione dell'economia verde come soluzione dei problemi ambientali del pianeta sarà una realtà.
Dopo la presentazione di alcuni casi puntuali di progetti UN-REDD (The United Nations Collaborative Programme on Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation in Developing Countries) che hanno portato a grandi ingiustizie nei confronti delle popolazioni di villaggi indonesiani e cambogiani, Pablo Solòn (Focus on the south) ha identificato due temi di lavoro futuro dei movimenti.
Il primo è la minaccia della finanziarizzazione e delle speculazioni finanziarie sulle risorse naturali, riguardo alla quale è necessario costruire una strategia più articolata, che vada oltre il semplice rifiuto tipo: "No all'economia verde". Il secondo invece è il cambio climatico, che è un problema improrogabile, riguardo al quale è necessario mostrare che esistono esperienze locali di successo e proponibili come alternative.
In tal senso, Solòn identifica le prossime necessità: costruire alleanze fra diversi settori di lotta; realizzare analisi e studi sul nuovo contesto per averne una maggior comprensione; valorizzare le azioni che sono già in corso; prendere esempio da campagne che hanno avuto successo, come il caso del Movimento per il diritto umano all'acqua.
La direttrice di Grassroots Global Justice Aliante, Cindy Weisner, sottolinea invece che non si può più lavorare solamente a livello locale, perchè i meccanismi di minaccia vanno oltre questo livello. Si deve quindi cambiare il meccanismo di come funzionano i Social Forum, secondo l'esempio della Cupula dos Povos, in cui si farà uno sforzo di coerenza di tutti i lavori per arrivare ad una dichiarazione puntuale di due pagine che sia la rappresentazione di tutti.
E' necessario essere molto centrati sugli obiettivi che si vogliono perseguire, perchè c'è il rischio di disperdere le energie. Ed è importante avere una visione integrale ed una comprensione delle interconnessioni fra i diversi aspetti dei meccanismi che condizionano il dispiegarsi dei diritti di tutti.

Francois Houtart, fondatore del Centro Tricontinental (CETRI) che è attivo presso l'Università di Lovanio (Belgio) e della rivista "Alternatives Sud", ha invece sintetizzato il suo punto di vista:
- un importante risultato degli ultimi anni è la creazione di reti
funzionanti ed intercomunicanti.
- è necessario sviluppare una visione globale di come vogliamo il futuro,
per poterlo perseguire con chiarezza. E per arrivare a questo c'è bisogno
di un grande sforzo intellettuale, a cui però è necessario che partecipino
tutti, e non solo gli intellettuali.
- si deve produrre un cambio di mentalità, per passare a considerare il
valore di scambio di una risorsa, invece del suo valore d'uso.
- si deve diffondere il concetto che le decisioni devono basarsi su
meccanismi prettamente democratici e partecipativi.
- c'è bisogno di una dichiarazione universale dei beni comuni
dell'umanità, per poterli tutelare adeguatamente.
Cristophe Aguitton di ATTAC sottolinea la necessità di costituire ed integrare reti a livello locale, nazionale e regionale, con meccanismi di connessione fra di esse efficienti ed agili. Inoltre, aggiunge, bisogna analizzare in profondità quali sono stati gli sviluppi degli ultimi anni, e cosa sta succedendo adesso, nell'economia e nei movimenti per costruire un quadro comune in cui sviluppare le diverse strategie di azione.
Il presidente di Via Campesina segnala che la realtà sta cambiando e che i problemi ed i "nemici" non sono più quelli di una volta. E' necessario capire come si stanno modificando le sfide che i diversi movimenti stanno affrontando. Ed è necessario adeguare il paradigma di azione in base a questi cambiamenti. E' importante che i diversi movimenti partano da un paradigma comune, per poter creare alleanze e sinergie.
Oltre a questo intenso dibattito, vale la pena segnalare l'iniziativa,
lanciata da IERPE, di un sito mondiale sul Diritto all'acqua, che raccolga
in maniera sistematica:
- Informazioni sulla legislazione internazionale in tema di Diritto
all'acqua.
- Informazioni sul compimento o meno di questo diritti, per regione e
Paese. In questo spazio sarà possibile rendere visibili situazioni di
ingiustizia o di non rispetto di tale diritto.
- Indicazioni su come procedere per far rispettare il diritto all'acqua in
casi concreti, per cui dando riferimenti sulle norme e procedimenti da
prendere in considerazione e sugli organi deputati ad analizzare questi
casi.
- Notizie in generale sul Diritto all'acqua, su politiche e su iniziative.
- Una biblioteca mondiale sull'acqua.
Questo sito sarà alimentato direttamente dalle organizzazioni e dalle persone, in modo da costituire uno strumento di creazione e scambio di informazione aggiornata e affidabile. Il sito sarà operativo a settembre: www.rampedre.net
20 Giugno - Oggi a Rio è il giorno della grande manifestazione. Nonostante la pioggia, tutti i partecipanti alla Cupula de los Povos (il Forum dei Popoli), oltre a numerose organizzazioni brasiliane si sono riunite nella strada principale del centro di Rio. Un luogo simbolico della nuova economia emergente brasiliana, dove con balli, canti e rappresentazioni teatrali si è sfilato in favore dei diritti dell'ambiente e contro la mercificazione delle risorse naturali. Un momento di solidarietà e di protesta contro l'accordo ufficiale del summit delle Nazioni Unite che nel frattempo i Capi di Stato stanno sottoscrivendo.
Salvo qualche variazione minima o colpi di scena clamorosi, la bozza presentata sarà infatti approvata come documento finale di Rio +20 (il coordinatore delle negoziazioni ha infatti affermato che non si accetteranno nuovi spazi di negoziazione che non fossero stati già aperti nei lavori preparatori). Un documento vuoto di impegni a favore di uno sviluppo sostenibile, ma colmo di minacce.
Tutto il modo "alternativo", quello riunitosi per rappresentare le istanze sociali al Forum dei Popoli, è cosciente che il documento non solo non costituisce un passo avanti, ma è una potenziale minaccia, in quanto apre le porte alla cosiddetta Green Economy, una strategia di economia "verde" in cui il ruolo delle imprese sarà predominante rispetto a qualsiasi altra soluzione a favore dell'ambiente e dei popoli. Alcuni sono molto pessimisti. Altri invece vi vedono spiragli di speranza.
Third World Network dice che poteva andare peggio: è vero che il documento apre le porte alle multi-nazionali, ma non essendo specifico, lascia aperti spazi per future negoziazioni. Anil Naidoo, di Blue Planet, afferma che quanto meno si è riusciti, all'ultimo momento, a reinserire il concetto di Diritto umano all'acqua, che sembrava essersi perso nelle varie bozze preliminari, ma che è rientrato nel documento finale, seppur con espressioni poco esplicite e indirette.
In risposta a questo documento, si prevede per domani che le Assemblee plenarie della Cupula de los Povos producano le loro dichiarazioni, che saranno probabilmente unanimi contro l'Economia Verde. Oltre a questo, i vari movimenti internazionali di difesa del diritto umano all'acqua stanno preparando una dichiarazione specifica sul tema. Questa Dichiarazione espliciterà con forza come l'Economia Verde, non solo non è una soluzione alla piena realizzazione del Diritto all'Acqua, ma che costituisce di per sé una minaccia al diritto stesso.
Infine, esiste forte e diffusa la sensazione che il vero vincitore di questo Summit delle Nazioni Unite sia la grande impresa internazionale, che vede riconosciuto il suo ruolo come attore fondamentale nella risoluzione dei problemi ambientali del mondo.
E questo non è una buona notizia, per i popoli indigeni, per i più poveri e per i piccoli produttori...
19 giugno - Il tema principale della Cupula de los Povos, il Forum dei Popoli, oggi è la green economy, l'economia "verde" che viene proposta come panacea per tutti i mali dai pre-negoziati del Summit delle Nazioni Unite. Non c'è iniziativa della società civile che non vi faccia riferimento, e tutte sono contrarie!
La critica fondamentale è che si tratta di una nuova forma di privatizzazione, questa volta più generale, su tutte le risorse naturali. Inoltre, viene promossa dall'incontro ufficiale delle Nazioni Unite come "La Soluzione" ai problemi ambientali che invece avrebbero bisogno di un approccio integrato e olistico.
Inoltre nel documento che si discute qui, a Rio + 20, l'Economia Verde non è neanche molto definita; gli strumenti sono molto vaghi, e si limitano a prevedere una generica partecipazione delle imprese nella implementazione delle soluzioni tecnologiche che si considerino adeguate.
In realtà, su questo punto Pablo Solón (Focus on the Global South) allerta su un pericolo, occulto, che si nasconde dietro all'entusiasmo dei sostenitori della green economy. Questi infatti partono dal principio che, per poter difendere la natura, ad ogni risorsa si deve dare un valore; se qualcuno lo sfrutta o lo rovina deve pagare per questo. In teoria tutto OK. Di fatto questo processo può dare origine ad un meccanismo di creazione di prodotti finanziari derivati, simili a quelli che hanno portato alla crisi immobiliare degli Stati Uniti di poco tempo fa.
Il rischio è che, attraverso questo meccanismo, si generi una nuova bolla finanziaria, simile in dinamiche e conseguenze, a quella immobiliare.
Su questo punto Antonio Tricarico (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale) va ancora più in là, dicendo che in realtà tutta la strategia di questi negoziati e dell'Economia Verde è avere a disposizione nuovi "asset", ormai scarsi nel mercato, per potervi poi creare sopra dei fondi derivati, che sono quelli che interessano realmente le multinazionali. Ossia, l'interesse non è tanto sulla mercificazione delle risorse naturali in sé, ma sulla possibilità di poterla utilizzare come punto di partenza per prodotti finanziari, molto più redditizi.
Su una linea simile, l'intervento di Third World Netword, che afferma che i tre pilastri di discussione dei negoziati (ambiente, sociale ed economia) non hanno avuto lo stesso livello di approfondimento. L'incontro ufficiale delle Nazioni Unite, e di conseguenza quelli della Cupula de los Povos, hanno posto al centro delle discussioni l'aspetto ambientale. Third World Netword afferma che non è un caso; l'intenzione è che in questo tipo di spazi si discuta di aspetti ambientali, riservando gli aspetti economici e finanziari ad altri spazi, come il G20 che però non è uno spazio pienamente rappresentativo...
18 giugno - Vado alla prima giornata dell'Incontro dei Popoli, a Rio de Janeiro. L'incontro si svolge in uno dei parchi che circondano le spiagge di Rio. In particolare, sono stati allestiti ed equipaggiati una serie di tendoni per conferenze lungo la pista ciclabile che gli abitanti del quartiere Flamengo usano per andare a fare jogging.
Piuttosto lontano da Rio centro, l'impianto dove invece si svolge il vertice ufficiale delle Nazioni Unite, con le delegazioni dei Capi di Stato e dei vari Paesi. Vado sul presto, mi piace vedere i preparativi. Ed infatti è piuttosto interessante.
Qualche padiglione con i resti delle attività del giorno prima, altri totalmente vuoti. Le prime persone ad arrivare sono i ragazzi e ragazze dell'appoggio volontario all'evento, che puliscono e preparano, ed alcuni degli organizzatori delle attività auto-gestite della prima sessione. Arrivano poi alla spicciolata gruppetti di indigeni brasiliani, Guaraní principalmente, con le loro magliette del Flamengo o di Billabong, ma già con le pitture tradizionali sul viso (rosse, con strisce nere sottili), che poi sfoggeranno durante la giornata. I ragazzi dell'accademia di polizia che fanno jogging lungo la spiaggia sgranano gli occhi, perché vedere tanti indigeni nel centro di Rio non dev'essere molto comune.
Poi cominciano ad arrivare i venditori ambulanti, per prendere i posti migliori lungo la pista, dove non ci sono padiglioni. Per cui alle capigliature tradizionali dei Guaraní si aggiungono acconciature rasta, capelli azzurri, lunghe code di cavallo di capelli biondi. E poco a poco si vanno raccogliendo ed esponendo tatuaggi di tutti i tipi, quelli ancestrali degli indigeni brasiliani, e quelle dei giovani di tutto il mondo che si riuniscono in questo evento.
Inizia la prima conferenza, ed il primo relatore è Leonardo Boff che viene accolto come una rock star, con standing ovation ed acclamazioni festanti di circa duecento persone. Niente male per un vecchio signore dalla lunga barba bianca! E durante la sua conferenza parla di molte cose, con il suo modo suadente e poetico di dire concetti molto forti. In particolare uno: lo sviluppo sostenibile non esiste, perché la sostenibilità della natura non è compatibile con uno sviluppo indefinito.
Intanto intorno cominciano ad attivarsi le varie conferenze. E' un fiorire di voci, in diverse lingue (soprattutto portoghese e spagnolo), che parlano tutt'intorno. Ed è un peccato non potersi sdoppiare, perché varrebbe la pena ascoltarle tutte. Due momenti hanno rotto la cacofonia armonica di questo succedersi di conferenze, discussioni, ed interventi. Durante la mattinata, improvvisamente un centinaio di ragazzi indigeni brasiliani in abiti tradizionali si sono lanciati correndo lungo la pista ciclabile, brandendo le loro armi tradizionali di legno (archi, lance, ecc.) e gridando suoni acuti, come se stessero caricando per la battaglia. In difesa della loro cultura e contro il genocidio lento ma progressivo da parte della società occidentale, e per la mancanza di politiche del governo brasiliano.
Un secondo momento è stata la marcia di protesta di vari gruppi ambientalisti brasiliani contro la Presidente Dilma Rousseff, per la sua politica forestale che mette in pericolo la foresta amazzonica. Una protesta forte, e con molti partecipanti, proprio mentre Dilma stava chiedendo agli altri Capi di Stato di farsi carico di politiche di sviluppo sostenibile, nel Riocentro. Che è molto lontano dall'Incontro dei popoli, in tutti i sensi...
Carlo KRUSICH - ACRA Bolivia


