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La testimonianza del dott. Sammartino all'Ospedale rurale di Biobé

00646 art tcdobe 1Da 3 anni ACRA, con il coinvolgimento della Fondazione Monzino e degli Amici di Goundi, sostiene il finanziamento dell’Ospedale Rurale di Biobé in Ciad.

Riportiamo la testimonianza del dott. Sammartino che ha visitato l’ospedale e ha messo la sua professionalità al servizio dei pazienti ciadiani per un periodo di volontariato.

 

 "Come nel 2016, anche quest'anno ho trascorso 15 giorni presso l'Ospedale rurale di Biobè, prestando la mia opera come chirurgo generale.
Questa piccola struttura è una costruzione recente, composta da un unico edificio ad un solo piano.
Durante la stagione delle piogge l'ospedale è praticamente inaccessibile con i normali mezzi di locomozione, le strade si allagano, non esistono ponti né dighe che possano aiutare le genti a superare queste barriere d'acqua per raggiungerlo. Inaugurato nel 2014, è diventato ormai un punto di riferimento per i pazienti. Si avvale della collaborazione di alcuni medici europei che si alternano prestando il loro servizio volontario per alcune settimane all'anno apportando un'enorme aiuto alla popolazione.
L'unico medico attualmente presente nell'Ospedale è il Dott. Tourita, un giovane dottore ciadiano, formatosi presso l'Università “Le Bon Samaritain” di N'Djamena. Tourita è un medico generalista, lo definisco un “medico rurale”, che deve intendersi delle principali patologie sia mediche che chirurgiche e deve essere in grado di risolvere le situazioni d'urgenza avvalendosi di strumenti piuttosto malmessi e spesso poco affidabili.

 

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veduta aerea Ospedale di Biobé


La giornata inizia molto presto, alle 6 del mattino arrivano i primi pazienti, alcuni giungono da molto lontano, hanno percorso anche 70 Km a piedi o a dorso di asino per un consulto o per un intervento chirurgico. Ogni giorno vengono visitati più di 80 malati, le patologie trattate sono le più disparate, dalle semplici ferite della cute alle malattie più gravi come le polmoniti e le malattie infettive tipiche di queste zone. Spesso i pazienti giungono in condizioni disperate, dopo aver percorso lunghi tragitti a piedi o con mezzi di fortuna arrivano stremati, disidratati e con poche speranze di guarigione anche se affetti da patologie curabili in Europa.
Ci si rivolge all'ospedale quando la situazione è ormai irrisolvibile nel villaggio o quando le condizioni sono talmente gravi che non si può fare più nulla così i medici diventano solo l'ultimo traguardo del paziente.
Si muore ancora di parto e la mortalità perinatale e neonatale sono ancora molto elevate. La causa principale è la malnutrizione seguita dalle malattie infettive e parassitarie, in primis la malaria.

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allievi infermieri e laboratorio ospedale


La chirurgia è povera. Mai come in altri luoghi, qui la chirurgia è salvavita, con un semplice intervento chirurgico si riesce a strappare dalla morte un paziente.
Le condizioni acute sono rappresentate dalle ernie strozzate e dalle urgenze ginecologiche. Il 40% della patologia cronica è rappresentato dalle ernie addominali.
Rappresentativo dell'assenza di servizi chirurgici è il gozzo, che può raggiungere negli anni dimensioni definite “giganti” quando sono pari a quelle del capo del paziente. In questi luoghi diventano invalidanti anche le patologie benigne che causano deformità del corpo, come per esempio grossi lipomi e i gozzi tiroidei.

La tenacia di Padre Gherardi ha permesso la realizzazione di questa oasi della salute che, malgrado i disagi e l'ambiente ostile sta diventando un punto di riferimento per il villaggio di Biobè ed i villaggi limitrofi.
Purtroppo le risorse economiche sono poche e si riducono di anno in anno. L'unica speranza è che i giovani medici ciadiani, come il Dott. Tourita, che lavorano presso l’Università “Le Bon Samaritain” di N’Djamena possano essere stabilizzati in modo da poter garantire un servizio continuativo a queste popolazioni ancora lontane da un'assistenza medica di base.”

 


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