
Da due anni non pioveva nella terra del grande lago. Erano venuti gli europei con le calcolatrici e i fogli bianchi. Qualcuno aveva suggerito di trasportare l'acqua del lago fino ai campi. E allora tutti avevano moltiplicato, sottratto, diviso e addizionato. Avevano fatto i conti per un mese intero, ma alla fine erano saliti sul bimotore: è inutile spendere una cifra così alta per una terra così povera, avevano detto.
Il cielo era nuvoloso e l'aero rombava e tuonava come la stagione delle piogge. Ma le donne, che tornavano dal pozzo con i grandi vasi, tenevano gli occhi bassi, perché l'acqua che trasportavano sapeva di sale.
- L'acqua del pozzo non è più buona - disse una vecchia.
-Bisogna trovare chi ha legato le nuvole della pioggia- rispose il capo del villaggio.
La notizia si diffuse con la monotonia del canto della tortora.
- Qualcuno ha legato le nuvole della pioggia, qualcuno ha legato le nuvole della pioggia, ma chi è stato?- si chiedevano tutti, bussando a ogni porta.
Furono interrogati giovani e vecchi. Il colpevole poteva essere un vecchio senza capelli, o una zitella invidiosa, diceva la gente. Anche le donne senza figli potevano avere avuto un buon motivo per legare le nuvole della pioggia. La nostra sterilità ricada sulla terra che ci ha generato, avevano esclamato. C'era qualcuno che lo aveva sentito e giurava che erano state loro a fare un simile maleficio.
Ma il capo del villaggio voleva un segno. Non si può accusare nessuno senza prove, aveva detto.
Allora fu fatta la danza della pioggia e gli uomini indossarono le grandi maschere degli antenati. La danza durò tre giorni e tre notti: le donne battevano le mani e gli uomini suonavano il tamburo, e mentre le donne si davano il cambio nella danza, il capo del villaggio pregava:
-Padre delle cose, spiriti dei defunti, ditemi voi chi ha legato le nuvole della pioggia.
Alla fine del terzo giorno, quando la terra secca era diventata solo un polverone rosso alzato dal vento del ballo, arrivò correndo un ragazzo: in mano aveva un cilindro chiaro.
-Ho fatto un sogno - disse il ragazzo -, l'uomo che ha legato le nuvole della pioggia è fuggito: la terra sotto i suoi piedi bruciava ormai come brace. Ma prima di raggiungere le montagne oltre il grande lago mi ha ordinato di costruire lo strumento della pioggia.
-Prendi la corteccia di un albero, legala con una foglia lunga e robusta e all'interno rinchiudi i semi degli alberi.
-La forza della loro vita devi suonare, mi ha ripetuto, perché temeva che io non avessi capito.
-Ecco, questo è lo strumento della pioggia!- sussurrò il giovane.
Il capo del villaggio alzò la mano. La danza si fermò, e anche i tamburi tacquero come cicale al calar della sera.
-Suona!- ordinò l'uomo.
Il ragazzo agitò il cilindro, prima piano, poi forte, con un dondolio che si faceva a ogni movimento più audace. E da quell'oscillazione si diffuse nell'aria un crepitio di semi.
Fu allora che accadde: il cielo si oscurò e venne la pioggia. Prima lentamente, poi con la furia del tuono che fa vibrare il cielo. Venne e bagnò ogni cosa: le capanne, i campi, il pozzo, e il cilindro di corteccia chiara. E quando l'impeto dell'acqua sciolse i nodi che legavano lo strumento musicale, i semi caddero a terra, perché le cose nascono e muoiono, disse il capo del villaggio, e non è bene imprigionare la vita.
E di chi avesse legato le nuvole della pioggia, e del perché lo avesse fatto, nessuno parlò più.
di Emanuela Nava
Tratta da Acqua, Bell'Acqua


