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Microcredito: dal Senegal due storie di successo

00203 microcreditosenegalcoverDiakate è la cliente numero dodici. Una delle prime donne entrata a far parte della cassa rurale di credito e risparmio di Khombole. Siamo in Senegal, vicino a Dakar, Khombole è una cittadina di circa sedicimila abitanti. La cassa rurale di credito e risparmio permette di effettuare depositi e concede prestiti ai suoi 700 membri dei quali il 90% sono donne.

"Prima di iniziare a lavorare facevo parte di un gruppo solidale di donne e avevo diritto ad alcuni piccoli crediti – racconta Diakate - ma senza un'attività fissa ero costretta a chiedere altri prestiti da alcuni usurai del villaggio, indebitandomi sempre di più. Nel 1998 sono diventata membro della cassa per migliorare le mie condizioni di vita: con il mio primo credito ho comprato del miglio e ho iniziato a produrre la bouillie (una tipica pietanza locale a base di miglio e latte, ndr) che vendevo al mercato del villaggio".

Diakate ha circa sessant'anni, due figli di cui uno vive a Rimini da ormai dieci anni e un altro lavora presso la gendarmeria del villaggio. Col passare degli anni Diakate è riuscita a cambiare radicalmente la propria condizione: "una volta ero io che andavo a chiedere aiuto agli altri, ora invece molte persone vengono a chiedermi consigli. Ho una bancarella molto più grande: vendo verdura, pesce secco, olio di palma. Con i soldi guadagnati, ho potuto permettere ai miei figli di studiare all'Università e ho comprato un piccolo terreno per mio figlio che sta in Italia. Quando tornerà potrà costruire lì la sua casa".

Quello che nel termine tecnico della cooperazione si definisce come empowerment, cioè l'acquisizione di un riconoscimento sociale da parte della propria comunità, qui viene chiamato sac che nella lingua locale, il wolof, significa considerazione. Quando chiedo a Diakate quale sia il suo prossimo desiderio dopo tanti anni di lavoro e risparmio mi dice che vorrebbe avere i mezzi per andare alla Mecca.


 

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La microfinanza, in molti paesi del sud del mondo e non solo, rappresenta uno degli strumenti più incisivi per il miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone cui la mancanza di garanzie reali da offrire alle banche - e spesso le grandi distanze che separano i villaggi dalle città - rendono impossibile l'accesso ai servizi di credito e risparmio di cui avrebbero bisogno per crescere. L'ammontare dei crediti è spesso minimo, da poche decine a qualche centinaio di euro: importi di piccole entità che però rappresentano per molti poveri l'unica possibilità per poter intraprendere un cammino di riscatto sociale ed economico che possa, attraverso la dignità del loro lavoro, migliorare le proprie condizioni di vita.

ACRA da anni investe le proprie energie e competenze in Senegal dove attualmente lavora con tredici casse rurali patrocinate dall'URMECS (Unione Rurale di Casse per il Risparmio e il Credito del Senegal). Nell'ultimo anno, grazie al progetto Fondazioni4Africa, il team dell'URMECS si è rafforzato con la sapiente guida di Moussà Ndionge che, con la sua lunga esperienza nel campo della microfinanza in Senegal, guida il team dell'URMECS, portando capacità professionali ed entusiasmo, e rendendo questa "unione" fondamentale per le 13 casse di villaggio che ne fanno parte.

Nei prossimi mesi altre tre casse si uniranno sotto l'URMECS, ed entro il 2011, altre cinque entreranno. Si sta iniziando ad informatizzare le casse e ciò migliorerà ulteriormente la trasparenza e la sicurezza delle transazioni. Insomma, l'URMECS sta muovendo passi concreti e i risultati si vedono.

"Vorrei diventare un sarto di fama internazionale – dice Malikoge - e riuscire ad importare le stoffe del Mali ed esportare all'estero i miei capi". Trentacinque anni, abitante del villaggio di Keur Madiabel, a sud-est di Dakar, Malikoge mostra con fierezza il suo libretto di deposito numero 156, attualmente la cassa di Keur Madiabel conta più di 1600 membri.


 

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Quando iniziò a fare il sarto come apprendista di suo padre, non aveva che una vecchia macchina da cucire a pedale ed era senza un posto fisso in cui lavorare: "con il primo credito di 200.000 franchi (circa 300 euro) ho costruito questo laboratorio. Ora di macchine ne ho sette e mio padre lavora con me. Ho anche potuto assumere qualche apprendista per aiutarmi nei periodi di grande lavoro. Il problema più grande adesso sono i tagli di corrente... a volte mi capita di dormire nel negozio per aspettare l'elettricità e poter finire il lavoro".

"Prima di aderire alla cassa - continua - non riuscivo a risparmiare nulla. Il deposito non solo mi aiuta a proteggere il mio denaro dai furti, ma riesco a gestire meglio i miei risparmi. Ogni sera porto i miei guadagni alla cassa e a fine mese vado a ritirare solo quello di cui ho bisogno per me e la mia famiglia. Ho due mogli e sette figli che vanno tutti a scuola. Anche i miei genitori vivono con noi".

"Con l'ultimo credito ho comprato due giovani montoni che poi ho rivenduto prima della grande festa islamica del Tabaski dopo averli fatti crescere. Negli anni ho anche acquistato un piccolo pezzo di terra in cui coltivo miglio durante la stagione delle piogge quando c'è poco lavoro al negozio".

Diakate e Malikoge sono due esempi di success stories che dimostrano la reale possibilità di intraprendere, grazie all'accesso al credito e al risparmio, la strada che porta lontano dalla povertà. Purtroppo per molte altre persone di Khombole e Keur Madiabel, il percorso è ancora lungo e per nulla semplice ma Diakate e Malikoge sono lì, dietro una bancarella ed a una macchina da cucire per dimostrare ai propri concittadini, che, con le loro mani e il loro lavoro, è possibile farcela.

Emiliano Olivero, desk gestionale ACRA