CookiesAccept

Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo
Iscriviti alla NEWSLETTER

Dalle Ande agli Appennini: un viaggio sul filo di lana

00206 cholita

9 maggio 2011, ore 21.30 atterraggio all'aeroporto di Linate. È la fine di un viaggio di migliaia di chilometri, cominciato sulle sperdute vette andine, ma è anche l'inizio dell'avventura delle nostre cinque protagoniste: tre signore boliviane e due ecuadoriane in visita nel nostro paese. Ad attenderle, nella ventina di giorni che trascorreranno in Italia, una serie di persone e di impegni importanti che disegneranno una bella storia di cooperazione tra paesi e di scambio tra culture diverse.

Celia, Vidalia e Leocadia dalla Bolivia, Natividad e Magdalena dall'Ecuador sono abili artigiane nella trasformazione e lavorazione della fibra di due animali tipici delle zone andine: il lama e l'alpaca, dal cui morbido vello si ricava la pregiata lana che tutti conosciamo. Sono giunte sul suolo italiano grazie alle attività di tre progetti che ACRA sta realizzando in Bolivia e in Ecuador grazie al co-finanziamento dell'Unione Europea. Davanti ai nostri sguardi ammirati, le nostre amiche estraggono fiere dalle loro cariche valigie una quantità indefinita di scialli, sciarpe, guanti, e altri manufatti dalle calde sfumature e dall'impalpabile leggerezza: i prodotti che faranno conoscere al mercato italiano.  

Dalle ande alle Marche

Appena arrivate a Milano, le cholitas (il nome con cui vengono chiamate le donne vestite in abiti "tipici", con larghe gonne, lunghe trecce e bombetta sul capo) con ancora negli occhi il cielo blu delle Ande, già si apprestano a costeggiare con la ferrovia un'altra catena di monti, gli Appennini, fino a raggiungere le Marche. È questa terra di gente operosa, dove sopravvivono ancora numerosi artigiani che tentano di salvaguardare antiche tecniche di produzione, a dare ospitalità alle cinque signore. Cuore di questa lunga visita di scambio è la città di Macerata.  

Qui le artigiane, accolte con calorosità da Patriza Ginesi, hanno poi svolto un corso di tessitura presso il laboratorio La Tela apprendendo l'utilizzo dei telai a liccetti (antico procedimento tessile che affonda le sue radici nel medioevo come testimoniato dai dipinti di Giotto e Leonardo), l'antica arte del macramé e imparando nuovi disegni e motivi da inserire nelle loro creazioni di soffice lana.  

Formazione ed emancipazione

Il percorso formativo pensato per le signore sudamericane è nato con lo scopo di migliorare le loro capacità tecniche e imprenditoriali e di potenziare i loro prodotti per renderli più appetibili al mercato locale e internazionale. L'abilità di queste artigiane nell'intrecciare sottili fili di lana per creare bellissimi manufatti si è quindi, applicata anche nello sforzo di annodare duraturi sodalizi con partner commerciali italiani. Grazie alla mediazione del Consorzio Arianne (che si occupa di studiare e valorizzare le fibre tessili naturali) le nostre ospiti hanno potuto intrattenere interessanti contatti con alcune realtà imprenditoriali marchigiane, ma anche esplorare le opportunità offerte dal commercio equo-solidale attraverso l'interesse dimostrato dalla cooperativa sociale Mondo Solidale.

E così, uno dopo l'altro sono trascorsi i giorni. Tra un colpo sul pedale del telaio, un salto alla cooperativa La Campana, a Montefiore dell'Aso, per scambiare pareri sulle tecniche di tintura naturale, non è neppure mancato il tempo per spingersi fino in Umbria a conoscere un allevamento tutto italiano di alpaca, la Maridiana di Umbertide.  

Una festa speciale

Il gran finale giovedì 26 maggio ad Ancona. Nella cornice del Teatro delle Muse, tutti invitati alla IX edizione di Mille Giovani, l'evento annuale promosso dal CNA di Ancona (Federmoda) col supporto del Consorzio Arianne, che raduna gli studenti delle scuole marchigiane di sartoria, arte e design per promuovere l'incontro tra i giovani e il mondo dell'imprenditoria. Tanti gli ospiti che si sono susseguiti, raccontando ognuno una storia diversa di eccellenza made in Italy: dalla presentazione di Loro Piana - principale brand nel mondo dell'impresa manufatturiera del tessile naturale - alla testimonianza dell'azienda agricola Gran Sasso che recupera una razza ovina (la sopravvissana) a rischio di estinzione ma anche alcune antiche varietà di cereali e leguminose.

Abbiamo ascoltato anche la voce di chi mette la propria creatività al servizio dei paesi in via di sviluppo, come Gabriella Ghidoni, anima di Arte Fatto Onlus, che sostiene l'emancipazione di un gruppo di donne afgane impegnate nella realizzazione di capi di sartoria. Sul palco, infine, hanno preso la parola anche le nostre eroine e ACRA ha avuto spazio per presentare i propri progetti di sviluppo per "intessere" nuovi contatti.  

Nel pomeriggio la sfilata con le creazioni delle scuole e, per chiudere, una prova di stilismo su manichino dove nove studenti armati di spilli e forbici si sono sfidati nella creazione dell'abito più bello, dando vita a un anonimo pezzo di stoffa in soli trenta minuti. ACRA ha avuto l'onore di far parte della giuria!  

Hasta luego, Arrivederci!

Ma tutti i viaggi si concludono ed è già arrivato il tempo dei saluti. Milano, 28 maggio, ore 19. Dopo una visita alla sede di ACRA e due foto ricordo sotto il Duomo, Celia, Leocadia, Vidalia, Maddalena e Nati, con le valigie un po' più vuote, ma con un ricco bagaglio di nuove conoscenze da trasmettere alle loro compagne di lavoro, sono pronte per far ritorno a casa. Hanno in serbo la speranza di rafforzare le loro associazioni artigianali e anche noi ci auguriamo che questa opportunità sia un nuovo passo per migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie, le quali vivono con le poche risorse che una terra così aspra può offrire.  

Ci è sembrata questa, soprattutto una storia di donne: donne, capaci di far crescere lo sviluppo delle proprie comunità, di creare futuro attraverso il recupero di un passato che si trasferisce di generazione in generazione nel rapido movimento di esperte mani, depositarie di un arcaico "saper fare". Ma in questo viaggio si è anche compiuto uno scambio di esperienze tra i piccoli produttori del Sud e del Nord del mondo, custodi di saperi antichi e nobili mestieri spesso dimenticati, che tra loro hanno saputo dialogare attraverso un linguaggio comune fatto di ingegno e di talento.  

Laura Giuccioli, ACRA