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Approvato il Bilnacio Sociale 2008


Logo ACRARelazione del Presidente Angelo Locatelli all'assemblea ordinaria dei soci ACRA

18 Aprile 2009 - Milano, viale Monza 224, presso la Parrocchia S. Michele Arcangelo

Carissimi soci,

come già comunicato, quest’anno faremo due assemblee ordinare. La prima è quella che ci vede qui riuniti oggi per approvare in via definitiva il bilancio d’esercizio 2008, quello che celebra i 40 anni di vita dell’Associazione. La seconda, che si terrà nel mese di Ottobre, all’interno delle oramai consolidate “giornate di Triuggio”, dove si effettuerà il rinnovo delle cariche sociali e l’approvazione dei nuovi indirizzi di posizionamento strategico di lungo periodo.

E’ con un certo orgoglio che portiamo ai soci l’approvazione di un buon bilancio che, come riporta la nota integrativa allo stesso, fotografa lo stato di buona salute dell’Associazione ed il grande impegno profuso da tutti gli operatori. Una buona salute confermata dall’incremento del volume d’affari gestito (+ 61% rispetto al 2007) e dall’efficienza gestionale rimarcata dalla diminuzione dell’incidenza del costo della struttura, che era di 9,5% nel 2006, del 9,8% nel 2007 e del 6,9% del 2008.

Una gestione che era iniziata con non poche difficoltà: la crisi Ciad e il rallentamento delle attività nel primo semestre 2008 portava ad una previsione di chiusura di bilancio con un deficit di 50.000,00 Euro. L’accelerazione della spesa, l’approvazione di nuovi progetti e la “campagna Zelig” nel secondo semestre dell’anno ci hanno poi permesso di chiudere il bilancio in attivo e con un buon recupero sulle pendenze dei progetti chiusi.
Buoni risultati che ci incoraggiano e ci stimolano a continuare il percorso e il nostro impegno.

I dati economici sono solo la sintesi del lavoro fatto nel corso del 2008 nella lotta allo sradicamento della povertà. Un lavoro fatto di progetti e azioni che hanno permesso di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni del Sud del Mondo attraverso il soddisfacimento dei bisogni primari dell’acqua, del cibo, dell’educazione e della salute. Un lavoro teso a rafforzare la sovranità alimentare locale ed educare all’uso sostenibile delle risorse.

Il cammino fatto non è stato facile perché il cammino della cooperazione è sempre impegnativo, ma è un cammino entusiasmante, di difesa dei diritti dell’uomo e della solidarietà verso i poveri; un cammino, che non si può compiere con i soli strumenti della competenza poiché occorrono anche gli strumenti della passione che diventa com-passione che significa entrare nella condizioni degli altri. Non basta trasmettere nozioni, portare competenze e risorse ma occorre condividere preoccupazioni e speranze, occorre sognare insieme, occorre credere che, cambiare la storia di una persona, di una comunità, di un villaggio, di un popolo è possibile.

L’esperienza di questi 40 anni ci insegna che il lavoro del giorno, e anche della sera, quello delle lunghe e faticose ore a preparare le proposte di progetto, il sogno della notte, che custodisce la speranza dell’approvazione, i segni dell’alba, che preludono il contratto, il progetto per domani, quello che realizzeremo assieme ai partner e ai beneficiari, devono essere collegati e quanto più possibile coerenti, efficaci, e trasparenti altrimenti si disperdono occasioni preziose.

Una delle ragioni del buon risultato raggiunto sta nel fatto che abbiamo creduto che gli impegni e le sfide erano alla nostra portata e che si poteva fare, che gli slogan che sintetizzavano i nostri bilanci precedenti - Seminiamo speranza per coltivare il futuro (2006) e Dentro le strade del villaggio globale (2007) - non erano belle frasi ma programmi concreti di impegno. In questa linea lo slogan che abbiamo riportato sulla tessera soci del 2009 è “Insieme: il plurale del bene” e quello da apportare sul bilancio sociale 2008 potrebbe essere “Insieme per”.

Insieme per... e poi possiamo completare la frase aggiungendo di volta in volta ciò in cui più crediamo perché la storia sia di tutti e di ciascuno. Insieme per costruire speranze, andare sempre un passo oltre, vincere le sfide della povertà, costruire un mondo migliore, assumersi le responsabilità del sogno... In fondo, il nostro motto “cooperiamo lo sviluppo” è pensare ed agire insieme.

Le sfide affrontate nel corso del 2008 sono molteplici, difficili (altrimenti non sarebbero sfide) ma non impossibili. Il lavoro dell’assemblea e delle giornate di Triuggio 2008 sono state la conferma di un percorso di consolidamento avviato nel 2007 (consolidamento progettuale e amministrativo, riconoscimento della personalità giuridica, rilancio con il MAE).
Nel mese di maggio 2008 abbiamo fatto due assemblee: una ordinaria di approvazione bilancio e una straordinaria di modifica dello Statuto per aggiornarlo sui cambiamenti necessari nella parte operativa delle cariche sociali. Con la modifica dello Statuto sono stati precisati meglio i compiti e le responsabilità degli organi dell’Associazione (assemblea generale, Consiglio Direttivo, Presidente, Direttore e Collegio Sindacale).

Sono state apportate modifiche nell’articolo riguardante i soci, precisando diritti e doveri con una richiesta ai soci stessi di prodigarsi per l’Associazione. Il socio, insieme alla struttura operativa, è chiamato a promuovere e sostenere le iniziative finalizzate al conseguimento degli obiettivi generali, al finanziamento dell’Associazione e al suo radicamento sul territorio. Ai soci dico che non possiamo chiedere agli altri di sostenere i nostri progetti se non siamo noi i primi a crederci, ad impegnarci e a promuoverli nelle nostre reti di conoscenza e oltre.

Sono stati ridefiniti i compiti e ruoli dei Coordinamenti d’area in base alla necessità di integrare la progettualità dal basso, quella che parte dal territorio, con la strategia globale dell’Associazione che ricomprende anche il lavoro di Educazione Allo Sviluppo e di Advocacy in Italia ed in Europa.

E’ stata definita la Mission e avviata la riflessione sulla Vision, ma il testo elaborato a Triuggio è rimasto incompleto e l'assemblea aveva pertanto impegnato il Consiglio Direttivo ad integrarlo per proporre una strategia di sviluppo dell’Associazione per i prossimi 3/5 anni. Abbiamo affidato questo compito al Consiglio Direttivo e oggi, a distanza di un anno, possiamo dire che il Consiglio Direttivo nel 2008 si è riunito 4 volte prima dell’assemblea di Triuggio e 4 volte dopo Triuggio. La riflessione sul posizionamento strategico di ACRA in Italia e in Europa, in rapporto anche ai cambiamenti in atto al Ministero degli Affari Esteri e al decentramento Unione Europea nei PVS, prende avvio dopo l'estate, con il Consiglio Direttivo del 6 ottobre 2008.

Ci siamo chiesti quanto abbiamo deciso e fatto in base alle nostre esperienze, quanto ci siamo mossi seguendo una linea strategica e quanto per opportunità aperte dagli enti finanziatori. Ci siamo chiesti se aver cambiato le 4 aree tematiche in 5 settori prioritari di intervento - cibo, ambiente, acqua , educazione e salute - abbia dato maggiore identità ad ACRA?

Ci siamo detti che era tempo di capitalizzare meglio le esperienze e specializzarsi meglio nei settori di intervento già in atto. Il settore dell'educazione primaria, ad esempio, che è oggi l'anello di collegamento preferenziale di comunicazione tra le nuove generazioni del Nord e del Sud del mondo, deve essere potenziato e valorizzato perché può aiutare bambini e adulti a diffondere la cultura della solidarietà come risposta all'atteggiamento di indifferenza diffusamente presente nel nostro Paese.

Capitalizzare le esperienze positive, ma anche quelle negative, perché a volte si impara più dagli errori e dagli insuccessi che dai buoni risultati. Solo capitalizzando si può aggiungere mattone a mattone e quindi progredire.
E’ tempo di capitalizzare le esperienze e declinarle in documenti strutturati e di posizione, come abbiamo fatto sull'acqua e in parte sulla sovranità alimentare, per essere conosciuti e riconosciuti nel mondo della cooperazione e della solidarietà.
I documenti di posizione arricchiranno il Curriculum Vitae di ACRA e ci faciliteranno nell’assumere posizioni politiche che indirizzino e orientino la nostra strategia di Advocacy e comunicazione.

Vogliamo essere una Ong riconosciuta per la capacità di operare bene, perché abbiamo detto e scritto che il Bene va fatto bene. Per specializzarci dovremo probabilmente limitare la nostra azione e tenerla sotto controllo. C’è bisogno di apportare alcune modifiche nell’organizzazione, precisare meglio le procedure dei flussi, decentrare le responsabilità e accompagnarle con un rafforzamento dei controlli. Dobbiamo pensare ad una pianificazione strategica alimentata dai coordinamenti e coordinata dalla sede, una strategia di raccolta fondi che deve essere fatta in Italia ed in loco. Questa fase organizzativa è già avviata e in corso di attuazione.

L’esperienza ci insegna che occorre coerenza tra progettazione e tempi di cambiamento e raggiungimento dei risultati, ma anche disponibilità, generosità e intelligenza di tutti gli operatori a sostenere il cambiamento ed essere aperti al nuovo. Il cambiamento è sempre difficile, ancora di più quando si lavora in una Associazione dove è facile il conflitto dei ruoli tra essere soci, operatori e dipendenti. La sfida è riuscire a far convivere il bene primo, che è per tutti quello dell’Associazione e del suo sviluppo, con quello personale e di crescita professionale. Un risultato del genere presuppone impegno da parte di tutti e un intenso lavoro di squadra. In questo senso, siamo convinti che la scelta di inviare i verbali dei CD ai soci e agli operatori, ci permetterà una migliore coesione associativa.

Un altro passo che dobbiamo compiere è quello da Associazione di sviluppo a soggetto politico che si muove in modo organico nei diversi contesti e reti di appartenenza. Fondamentale è la capitalizzazione delle competenze e conoscenze. Ma anche la fidelizzazione dei sostenitori privati ed istituzionali. Da qui la necessità di assumere una posizione coerente, comunicabile, motivata e trasparente. E’ vero che la difficile situazione di crisi economico-finanziaria in atto ha rallentato e diminuito le donazioni ma è anche vero che rimangono molte opportunità che non abbiamo ancora percorso o saputo cogliere.

Ci siamo impegnati nel cammino della qualità e della trasparenza, un cammino difficile ma che alla lunga paga perché è dalla qualità che poi arriva la quantità e non viceversa. Punti di forza, questi, che non ci impediscono di cogliere anche le opportunità, perché siamo fermi sui principi e non sulle ideologie.

Voglio chiudere questo intervento ricordando che i risultati raggiunti non sarebbero stati possibili senza il contributo di tutti quanti in Italia e nei PVS, con passione e competenza, operano in Associazione. Oggi, a nome di tutte le persone che con dedizione lavorano nei Paesi, voglio ricordare l’amico Alphonse del Ciad che, nonostante tutti gli sforzi fatti per la sua guarigione non è più con noi.

Concludo dicendo che, proprio perché attraversiamo un momento di crisi non solo economica ma anche valoriale, c'è bisogno di una nuova presa di responsabilità: noi che abbiamo scelto di operare nel contesto della solidarietà internazionale abbiamo dei doveri verso noi stessi e verso il mondo.

Occorrono cuore e intelligenza, tenendo presente ciò che ha detto Einstein: “La mente è come un paracadute, funziona solo se si apre”.

 

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