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Kenneth Odiwuor: "In Africa, la corruzione inquina l'acqua"

00042 coverIn occasione del 22 marzo, giornata mondiale dell'acqua, il servizio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (IRIN), ha pubblicato sul proprio sito web un interessante articolo del giornalista keniano Kenneth Odiwuor, dal titolo "In Africa, corruption dirties the water".

Nell'articolo, Odiwuor cita e riprende le conclusioni della pubblicazione di ACRA del 2012 sulla contaminazione dell'acqua a Tove, Tanzania, pubblicata dalla rivista internazionale Water Alternatives.

Di seguito pubblichiamo la traduzione integrale dell'articolo:

"In Africa, la corruzione inquina l'acqua"

La collusione tra funzionari governativi, venditori d'acqua senza scrupoli e proprietari di vaste aziende agricole si traduce in forniture d'acqua deviate, fondi sottratti e mancata applicazione delle leggi sulla protezione delle fonti d'acqua. Secondo gli esperti, queste sono solo alcune delle modalità con cui la corruzione nega a milioni di poveri in Africa l'accesso all'acqua potabile e pulita.

"L'impatto della corruzione sul settore idrico si manifesta con la mancanza di una fornitura sostenibile, investimenti iniqui e la limitata partecipazione delle comunità nei processi di sviluppo" dice a IRIN Bethlehem Mengistu, responsabile regionale di advocacy della ONG WaterAid.

In un rapporto del 2010, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimava che circa 780 milioni di persone in tutto il mondo (343 milioni in Africa) non avessero accesso a una fonte "migliorata" d'acqua potabile, vale a dire un acquedotto, fontanelle pubbliche, pozzi o sorgenti protetti o serbatoi di acqua piovana.

Secondo l'OMS, a livello globale, sono circa tre milioni le morti legate a malattie di origine idrica, ogni anno.

Secondo la Banca Mondiale, a livello globale dal 20 al 40 percento delle finanze pubbliche dedicate al settore idrico vengono sprecate a causa della corruzione e di pratiche illecite.


Acqua negata

In Africa, la crescita della popolazione e il cambiamento climatico hanno causato l'acuirsi di conflitti intorno alle scarse risorse idriche del territorio. Gli esperti sostengono che la corruzione sia un elemento peggiorativo in una situazione di grave crisi.

"Molti esempi di come la corruzione neghi di fatto ai più poveri il diritto di accesso all'acqua riguardano situazioni dove potere e ricchezza sono le leve per influire sulle scelte legate alle sorgenti d'acqua senza considerare le esigenze dei più poveri" sostiene Maria Jacobson, programme officer della Water Governance Facility (WGF) del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).

Secondo Jacobson, i poveri "non hanno i mezzi per partecipare in un sistema corrotto basato sulle bustarelle" e, aggiunge, "vengono penalizzati in termini di servizi idrici scadenti".

"I poveri hanno anche poche, se non nessuna, possibilità di rivolgersi ai mercati alternativi quando il sistema pubblico corrotto è inefficiente", aggiunge.

In un rapporto del 2008 Transparency International, un'organizzazione per il monitoraggio della corruzione nel mondo, stimava che la corruzione negasse a più di un miliardo di persone l'accesso all'acqua potabile e a 2,8 miliardi di persone l'accesso a servizi sanitari adeguati.

In Tanzania, uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista Water Alternatives denunciava come una grande impresa agricola con coltivazione industriale e grandi allevamenti su una proprietà di 14 ettari nell'area di Iringa affittati dal governo a una impresa privata, presumibilmente senza seguire i corretti iter legali, avesse portato alla contaminazione delle vicine fonti cui si approvvigionavano oltre 45mila persone.

Lo studio, condotto dall'ong italiana ACRA, dimostrava come fertilizzanti, pesticidi e deiezioni animali prodotte dall'azienda agricola percolassero a valle, inquinando le sorgenti.

Gli autori dello studio sostengono che "in Tanzania esistono leggi e procedure per limitare attività inquinanti, istituire aree protette intorno alle sorgenti e rafforzare le organizzazione di utenti per controllare e prevenire attività che minano la qualità dell'acqua, ma nella regione di Iringa queste leggi e queste procedure non sono state seguite".

Secondo il report di Transparency International, nei paesi in via di sviluppo la corruzione "alza il prezzo delle connessione dei privati alla rete idrica di circa il 30%", che porta a una maggiorazione dei "costi complessivi per la realizzazione degli Obiettivi del Millennio per l'acqua e i servizi igienico-sanitari di oltre 48 miliardi di dollari".

In Kenia ad esempio, secondo Transparency International, i poveri della capitale Nairobi pagano l'acqua 10 volte di più dei loro concittadini ricchi.


Incompetenza

L'incompetenza delle autorità nazionali e locali è un altro nodo della questione.

"Le entrate raccolte dalla gestione dell'acqua non sono vincolate al settore e non vengono quindi reinvestite nel miglioramento dei servizi e delle strutture. Non è raro vedere perdite d'acqua e guasti negli impianti in molte regioni urbane e rurali dei paesi africani" dice Barrack Luseno, analista keniano del settore idrico.

In Malawi, secondo il rapporto di Transparency International, a causa del clientelismo politico le strutture idriche costruite tra il 1988 e il 2002 sono state per lo più collocate in zone dove erano già presenti servizi adeguati.

"I fattori chiave della corruzione sono essenzialmente i limiti nella partecipazione, nella trasparenza e nella responsabilità. I dettagli finanziari non sono noti, i titolari di diritti sono coinvolti solo parzialmente sui temi dello sviluppo, e i controlli sui decisori sono deboli", aggiunge il responsabile advocacy di WaterAid, Mengistu.

In una relazione del 2012, WaterAid, ha raccomandato ai governi di investire di più nel settore idrico, ma anche di mettere in atto misure per combattere la corruzione.

"I governi e i donatori devono applicare rigorosi controlli e compensazioni per contrastare la corruzione e minimizzare le perdite", segnala il report riportando l'esempio dell'Uganda dove governo e donatori stanno rapidamente mettendo in atto misure per contrastare l'appropriazione indebita di finanziamenti nel settore idrico di fine 2012.

"C'è continuamente bisogno di aumentare la responsabilità dei governi nel fornire servizi e di far fronte ai loro doveri come fornitori del servizio. Gli enti comunitari hanno un importante ruolo di controllo per assicurare che i diritti vengano rispettati", aggiunge

Coinvolgere le comunità nelle decisioni e aumentare gli investimenti nel settore idrico sono alcune delle strade per assicurare l'accesso ai servizi ad un maggior numero di persone.

"Dobbiamo assicurare l'integrità assicurando maggior trasparenza nelle questioni riguardanti la terra e l'acqua. Va ricordato che per le comunità rurali l'accesso alla terra è strettamente legato con l'accesso all'acqua. Questo spiega i conflitti tra le comunità di pastori (spesso nomadi, ndt) e quelle agricole (stanziali, ndt)", aggiunge Luseno.


Privatizzazione?

Qualcuno invoca la privatizzazione dei servizi idrici. In Africa, Senegal e Costa d'Avorio sono citati come esempi positivi di privatizzazione. Ma i critici, temendo un aumento dei prezzi, sottolineano la pericolosità di consegnare risorse fondamentali per la vita delle persone nelle mani di aziende il cui scopo è massimizzare il profitto.

Nel suo libro "Privatizzare l'acqua: il fallimento della governance e la crisi mondiale dell'acqua nelle aree urbane", 2010, Karen Bakers dice che "c'è un crescente consenso sul fatto che la partecipazione del settore privato nella fornitura idrica non sarà in grado, come alcuni sostenitori hanno sperato, di avere successo là dove i governi hanno fallito nell'assicurare l'acqua per tutti".

Secondo il WGF, il dibattito ideologico sulla privatizzazione dei servizi idrici "non porta nessun beneficio a chi ancora non gode di un servizio sostenibile di acqua potabile e servizi igienici".

La Banca Mondiale stimava nel 2007 che circa 160 milioni di persone fossero servite da operatori idrici privati. Quasi 50 milioni di queste persone ricevono il servizio da partenariati pubblico-privati che possono essere considerato di successo.

Ma la privatizzazione ha avuto conseguenze diverse in diversi paesi.

In Mozambico, uno studio della Banca Mondiale rivela che l'accesso all'acqua nella capitale, Maputo, è migliorato da quando i servizi idrici sono stati delegati a imprese private.

In Uganda, la riorganizzazione del settore idrico è passata da un maggior impegno finanziario del governo ed un miglioramento della National Water and Sewerage Corporation, una società a gestione privata, ma di proprietà pubblica, responsabile del servizio nelle 15 maggiori città del paese. Secondo WaterAid, in solo 5 anni, la National Water and Sewerage Corporation è stata trasformata da realtà in perdita, inefficiente ed inefficace, ad una virtuosa società pubblica finanziariamente sostenibile. La copertura del servizio è passata dal 48 al 74 % tra il 1998 e il 2010. Nello stesso periodo gli allacci domestici sono cresciuti da 53mila a 246.259.

Non di meno, la corruzione è stata una dura battaglia.

"In uno studio sul settore idrico in Uganda, i gestori privati stimavano nel 10% del totale i costi della corruzione legati agli appalti. Lo stesso studio ha mostrato come 46% dei consumatori in area urbana avevano dovuto sostenere spese extra per gli allacci privati", dice Jacobson, Water Governance Facility (WGF) del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).

D'altro canto, il Kenya ha abbandonato l'idea di aprire ai privati la fornitura d'acqua di Nairobi, temendo che avrebbe fatto crescere il costo del servizio. Nel 2008, il Mali è stato scosso da dure proteste contro la privatizzazione che hanno causato un morto e cinque feriti nella capitale, Bamako. In Ghana, le tariffe dell'acqua sono cresciute dell'80% dopo la privatizzazione e un terzo della popolazione del paese non ha ancora accesso ad acqua sicura e pulita.

"L'esperienza suggerisce che perché la privatizzazione funzioni, sono necessari poteri effettivi di controllo da parte dei governi", dice Jacobson. Per fermare la corruzione nel settore idrico, dicono esperti come Jacobson, è necessario valutare l'efficacia degli interventi anti-corruzione a livello globale, dar vita a riforme legali ed economiche, e formare le capacità del settore pubblico.


 

Kenneth Odiwuor