Storie di confine è un format di sei reportages, prodotti da Videonews in collaborazione con Retequattro e Mediafriends e curati da Mimmo Lombezzi, che proveranno a raccontare la realtà di alcuni Paesi in via di sviluppo e i progetti di solidarietà sostenuti dalla onlus Mediafriends.
La puntata del 9 gennaio è stata dedicata all’attuale situazione politica e sociale di uno dei paesi più poveri del Sud America: uno sguardo giornalistico e poetico sulla difficile realtà della comunità rurali andine, dove ACRA sta realizzando, insieme alla popolazione locale e con il finanziamento di Mediafriends, 10 acquedotti che porteranno acqua potabile e per uso irriguo a 10 villaggi del dipartimento di La Paz (vai alla scheda del progetto).
| Guarda il reportage su ACRA channel |
Il reportage è stato realizzato nel maggio 2009 (leggi il diario di viaggio) e Sandra Magliani, di ritorno dalle Ande, riassume così la sua esperienza:
“La Bolivia è uno dei paesi più poveri del Sudamerica, saccheggiato per secoli delle sue preziose materie prime (oro, argento, stagno e petrolio, gas naturale), prima dai conquistadores spagnoli poi dalle multinazionali americane, complice un'oligarchia locale che non ha permesso la benché minima penetrazione di ricchezza o benessere verso il basso.
Ancor oggi i minatori vivono in condizioni spaventose e generalmente arretrate come tutte le popolazioni di Indios che vivono sul grande altopiano e nei villaggi in quota della cordigliera andina.
Tradizioni ancestrali, musiche, feste, riti sciamanici creano un ponte con le imponenti cime, considerate dei o antenati che governano dall'alto le vicende umane, regolando la vita delle comunità.
Nel rispetto di questa cultura, l'Ong Acra, finanziata da Mediafriends, ha realizzato una rete di acquedotti per portare acqua corrente a diversi villaggi di pastori e contadini.
Con l'acqua, le condizioni di salute sono migliorate (sparite malattie, soprattutto infantili, come la gastroenterite) e l'agricoltura ha avuto tutti i vantaggi derivanti da un'irrigazione regolata (vuol dire tre raccolti di patate all'anno, anziché uno, e vuol dire - nelle zone più tropicali - coltivazioni di caffè di alta qualità, esportabile all'estero)”.


