Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)
>>>  www.acra.it News (IT) From the projects (IT) Salar de Uyuni: il miraggio dello sviluppo in Bolivia
logo ACRA 
banner5x1000 2013 

Salar de Uyuni: il miraggio dello sviluppo in Bolivia


There are no translations available.


Bolivia strada verso il salaarViaggio in Bolivia tra allevamenti di lama e green economy. Uno dei paesi economicamente più poveri d’America possiede quasi la metà delle riserve mondiali di litio, l’energia del futuro. L’Eldorado del III millennio potrebbe essere qui: una speranza e un rischio per un paese ancora troppo fragile e diviso.


L’altopiano boliviano è una tavola piatta che scivola dall'Illimani alla pampa Argentina: un tappeto di terra brulla che si dipana infinitamente uguale a sé stesso tra le cime imperiose delle Ande, ipnotico, come un mantra ancestrale cantato lentamente ad una quota media di 3/4.000 metri sul livello del mare. La carretera che lo attraversa da nord a sud sembra puntare all’infinito. Asfalto fino alla cittadina di Challapata, poi tutto sterrato fino al Salar de Uyuni: la più grande distesa di sale al mondo. Un deserto vasto quanto il Molise. Luce ovunque. Aria rarefatta. Orizzonte annichilente. 12.000 chilometri quadrati di sale appoggiato nel mezzo dell'altopiano andino, vicino al confine con il Cile.

La leggenda narra che il Salaar sia nato da una lite di gelosia, tra montagne. La montagna Yana Pollera era innamorata dei vulcani Q’osqo e Thunupa. Quando Yana Pollera partorì il piccolo Kalikatin, i due vulcani presero a combattere tra loro e Yana Pollera fu costretta a mandare il figlio lontano. Per nutrirlo inondò di latte la piana che li divideva. Il Salaar è bianco per il latte di Yana Pollera ed è salato per le lacrime di dolore versate pensando al figlio lontano.

Allagato durante l’inverno, questo lago preistorico, con la stagione secca, si trasforma in una distesa accecante, bianca, infinita. Attrazione turistica per estremisti del nulla e sostentamento economico per i salineros che da secoli raschiano la sua superficie per ricavare il sale da vendere ai mercati di tutto il paese. Da qualche mese questo luogo ancestrale è al centro delle cronache economiche mondiali. Qui sotto è conservata la metà delle riserve mondiali di litio, il petrolio del futuro. Il componente principale delle batterie di nuova generazione. Telefonini, computer portatili e, soprattutto, automobili elettriche. Qui si concentrano le speranze dei boliviani e gli appetiti delle multinazionali.



Attualmente il mercato batte 12 mila dollari per tonnellata di carbonato di litio, e si stima una domanda di 500 mila tonnellate all’anno nei prossimi anni. Il paese più povero del Sudamerica si trova così a gestire un patrimonio immenso e strategico per lo sviluppo economico mondiale. Una storia già vissuta 400 anni fa, quando i metalli preziosi del Cerro Rico hanno finanziato l’ascesa della monarchia spagnola. Una storia che si è ripetuta identica con il salnitro, con il caucciù, con lo stagno, con il gas. La cronologia del saccheggio delle risorse naturali boliviane coincide con quella dello sviluppo industriale degli ultimi cinque secoli.

Ora è la green economy che suona alle porte dei palazzi del centro di La Paz.

Ancora una volta la Bolivia è di fronte a un bivio: cedere alle pressioni internazionali o gestire equamente la propria ricchezza. Una scelta fondamentale per il suo sviluppo. Con la nuova Costituzione voluta dal socialista Evo Morales le comunità indigene hanno riconquistato il controllo sulle risorse del proprio territorio malgrado la dura opposizione dei dipartimenti amazzonici controllati dai grandi interessi economici filo-occidentali. La nazionalizzazione del 60 per cento delle attività estrattive sta portando nuova ricchezza e orgoglio in un popolo da sempre sfruttato dagli interessi dei capitali stranieri. Il periferico discount Bolivia minaccia di chiudere il banco delle materie prime: Mitsubishi, Toyota e Gazprom si affrettano alla cassa.

Intanto si lavora ad un progetto pilota, una piccola fabbrica di litio vicino al villaggio di Rio Grande, a sud del Salar. Il Comibol, l’agenzia nazionale dei minatori boliviani, sta gestendo la costruzione di una piccola stazione di vaporizzazione per la produzione di litio, a nord della vecchia ferrovia che portava al mare, quando la Bolivia ne aveva uno. Oggi Rio Grande sembra una città abbandonata, la ferrovia è un cimitero di vagoni affondati nella polvere.

Questa è una delle zone più povere e isolate della Bolivia, ci sono soltanto piccole coltivazioni di quinoa e patate, e qualche allevamento di lama. La gente non sa nemmeno cosa sia il litio. Il turismo spende solo a Uyuni, dove sono concentrati i pochi alberghi e gli internet point. I villaggi qui sono agglomerati di case lungo strade deserte dove soffia un vento di sale che ti mangia gli occhi. Gli alberi sono spettrali piloni di pietre ricavati dagli scarti della lavorazione delle miniere. Manca l’acqua. Manca la luce. Mancano le scuole e gli ospedali. Alcune Ong operative nella zona fanno il possibile con le risorse della cooperazione internazionale. Progetti di lungo periodo che stanno ottenendo i primi risultati: piccole agenzie di ecoturismo che incontrano le richieste dei nuovi globetrotter; il miglioramento della filiera della lana di lama che favorisce l’accesso al mercato dei piccoli produttori; la nascita di microimprese di artigianato locale, spesso gestite da donne che alternano il lavoro nei campi con la vendita dei manufatti.

Piccoli grandi successi di emancipazione economica ottenuti rispettando la cultura tradizionale e il fragile ecosistema dell’altopiano. Il miraggio che promette - o minaccia - di trasformare la Bolivia nell’Arabia Saudita dell’energia elettrica, qui, a poche centinaia di metri dal Salar, è ancora lontano. Ma non per molto, forse. Sopra l’edificio della fabbrica di litio sventola una bandiera boliviana. Sul muro della vecchia stazione dei treni qualcuno ha scritto: “Evo cumple!” (Evo - Morales, ndr - mantiene!).


Matteo Ippolito, ACRA

 

Ti è piaciuto?

Condividi questo articolo!

Fondazione ACRA-CCS Via Lazzaretto, 3  20124 Milano - IT - Tel. +39 02.27000291 / 02. 40700404 Fax +39 02.2552270 - info[at]acra.it
Per le tue donazioni con bonifico: IBAN IT78S0558401706000000008183 - con bollettino postale: conto n° 14268205


mappa del sito - privacy - credits - powered by joomla
sito ottimizzato per: firefox 2+ - internet explorer 8 - plugin necessari: adobe flash player 9+ - java runtime enviroment