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Cambiamento climatico: dopo Kyoto e oltre Copenaghen


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COP15Ci sono due strategie principali per contrastare il cambiamento climatico: la riduzione della causa e quella degli effetti. Nella prima categoria rientrano gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra, responsabili dell’aumento della temperatura; alla seconda categoria appartengono le misure di adattamento al cambiamento climatico. Inizialmente alcuni settori della società civile non parlavano volentieri di adattamento: temevano legittimasse il continuo aumento delle emissioni da parte di alcuni Paesi “tanto poi ci possiamo adattare”. Ora le misure di adattamento sono considerate essenziali, gli effetti del cambiamento climatico ormai sotto gli occhi di tutti. Alcune grandi ONG internazionali sono diventate veri e propri laboratori di pensiero sull’adattamento.

UNFCC, COP, IPCC: tante sigle per un unico obbiettivo condiviso?


Sul sito della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (United Nations Framework Convention on Climate Change-UNFCCC) si legge che la Convenzione è lo strumento più importante per promuovere gli sforzi internazionali di contrasto al cambiamento climatico. Nel dicembre scorso i governi che hanno firmato la convenzione si sono incontrate a Copenaghen in Danimarca per la 15esima Conferenza annuale delle Parti (Conference of Parties-COP). Gli addetti ai lavori la chiamano COP-15.

La Convenzione è stata ratificata da 194 parti ed è stata adottata nel 1992 (un’adesione quasi universale). Se ne parla spesso in relazione al Protocollo di Kyoto, ratificato da 190 delle 194 parti e adottato a sua volta nel 1997 in seno alla Convenzione stessa. Secondo questo protocollo, per il periodo 2008-2012 i Paesi sviluppati si erano impegnati a ridurre le loro emissioni in media del 5,2% rispetto ai livelli del 1990. Ecco perché si parla anche di post-Kyoto e post-2012: alla Conferenza di Copenaghen bisognava definire i nuovi impegni per il periodo successivo al 2012.


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Che cosa è successo a Copenaghen?


Dopo negoziati da cardiopalma, a Copenaghen la COP-15 è terminata il 19 dicembre con l’accordo di limitare a 2 gradi l’aumento globale della temperatura e di raccogliere fondi per finanziare attività nei Paesi in via di sviluppo. Diventerà noto come l’Accordo di Copenaghen; è stato appoggiato dalla maggioranza dei Paesi, “fra cui i più grandi e ricchi e i più piccoli e vulnerabili” secondo il comunicato stampa ufficiale del segretariato della Convenzione, ma non da tutti. “Non è ciò che si sperava, ma è un inizio essenziale”.

Mantenere l’aumento globale della temperatura al di sotto dei 2 gradi è considerato essenziale per scongiurare effetti disastrosi (per esempio il raggiungimento del punto di non ritorno in alcune aree, o tipping point, e il conseguente collasso di interi ecosistemi oltre la capacità di recupero). Siccome però gli impegni presi dai Paesi a Copenaghen non sembrano garantire un aumento al di sotto di questa soglia, l’Accordo sarà rivisto entro il 2015 per un’eventuale abbassamento della soglia a 1.5 gradi.

Si è inoltre previsto di creare un fondo apposito – il Copenaghen Green Climate Fund – per azioni immediate di formazione, mitigazione, adattamento e riduzione delle emissioni provenienti da deforestazione nei Paesi in via di sviluppo. Il Fondo ha già ricevuto contributi dai Paesi industrializzati per 200 miliardi di euro per i primi 3 anni, ed esiste un impegno per nuove ingenti entrate fino al 2020. È infine allo studio un nuovo meccanismo per lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie per adattamento e mitigazione. Si deve sottolineare che questo accordo presenta intenzioni, senza peso legale. La sfida dei prossimi mesi sarà dunque di trasformarlo in obiettivi concreti, misurabili e verificabili. A questi proposito, i prossimi appuntamenti a cui prestare attenzione saranno due settimane di negoziati a Bonn, Germania, dal 31 maggio all’11 giugno e la COP-16 a fine 2010 a Città del Messico.

La Conferenza di Copenaghen è stata davvero un evento di enorme portata internazionale, con il maggior numero di capi di stato presenti nella storia delle Nazioni Unite e una formidabile mobilitazione della società civile. Se anche non sono state prese decisioni coraggiose in termini di riduzione delle emissioni, il dibattito sul cambiamento climatico si è alzato a livelli mai visti prima ed è entrato nelle conversazioni quotidiane dei non-addetti ai lavori. I negoziati avvenuti lontano dai riflettori hanno consentito di mettere a fuoco impegni che andranno maggiormente dettagliati in seguito. Come ha detto il segretario generale della Convenzione Yvo de Boer, “non abbiamo ancora la torta, ma tutti gli ingredienti per prepararla a Città del Messico.”


E ACRA? È vero / non è vero?

ACRA continuerà a seguire questo dibattito con attenzione, nel frattempo proseguirà l’approfondimento di alcuni temi legati alla Convenzione sui Cambiamenti Climatici. Siamo infatti particolarmente interessati alle misure di adattamento e alla riduzione delle emissioni provenienti da deforestazione e degrado ambientale.

L’analisi del rischio posto dal cambiamento climatico è sempre più una prassi in tutti i nostri progetti, anche se centrati su altri obbiettivi come la sovranità alimentare e il diritto d'accesso all'acqua.

Nel concreto ACRA sta stringendo i rapporti con alcune ONG internazionali che “fanno scuola” su questi argomenti. La combinazione della loro intelligence con il nostro savoir faire nelle zone rurali e la nostra esperienza pratica con le comunità locali creeranno le condizioni ideali per interventi efficaci.

 


Scopri cosa fa ACRA nel concreto per la tutela dell'ambiente e il diritto di accesso all'acqua.
"Non è vero che la temperatura stia salendo”.
L’IPCC ha confermato che il clima sta cambiando e che le temperature stanno salendo.
Noi consideriamo questa fonte attendibile e scegliamo di non essere scettici.
Non è grave: anche in passato la temperatura è aumentata varie volte e non è mai successo nulla”.
La temperatura sta salendo. Anche in passato le temperature del pianeta sono diminuite o aumentate ciclicamente (grandi e piccole glaciazioni alternate a periodi più caldi), ma il cambiamento climatico cui assistiamo ora è molto più rapido di quanto avvenuto precedentemente in natura, e perlopiù indotto da cause antropiche, cioè dovute alle attività umane (emissione di gas serra).
Altro che riscaldamento: qui fa un freddo terribile!
Riscaldamento globale significa che in media la temperatura terrestre sta aumentando. Certamente localmente la temperatura può calare. Per questo si parla di cambiamento climatico più che di riscaldamento globale. Una conseguenza del cambiamento climatico è l’aumento di eventi estremi e opposti, come gli uragani e le siccità.


di Serena Arduino
Desk Risorse ambientali - ACRA
 

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