I ragazzi e le ragazze - aspiranti meccanici, acconciatrici, elettricisti, segretarie, cuochi e molti altri - hanno così la possibilità di immergersi per 6 ore in un vero e proprio “viaggio” per esplorare insieme i tanti aspetti di un tema così poliedrico.
L'obiettivo del percorso è quello di aumentare la consapevolezza dei ragazzi sulla scarsità della risorsa: partendo dalla messa in discussione delle proprie abitudini e dei luoghi comuni più diffusi si arriva non solo a promuove un uso critico e responsabile dell'acqua nella propria realtà locale, ma anche a riflettere su come assicurarne l'accesso a tutti gli abitanti del pianeta.
Più classi (da 3 a 6) girano contemporaneamente nei vari spazi allestiti presso la scuola, iniziando in punti diversi un cammino che attraverserà le medesime tappe: rendersi conto della scarsità di acqua dolce e della gravità del suo inquinamento, mettersi alla prova sul risparmio idrico e sulla quantità di acqua virtuale che utilizziamo, costruire un'enorme mappa tridimensionale sull'accesso a questo diritto fondamentale nei vari continenti, ragionare sulle cause del suo mancato rispetto, scoprire alcune proprietà chimico-fisiche dell’oro blu, interrogarsi sulle motivazioni del consumo di acqua minerale e sul suo impatto ambientale, analizzare le tecniche di persuasione delle pubblicità di acque minerali per poi esplorare quelle della comunicazione sociale.
Quiz, attività di gruppo, giochi di ruolo, costruzione di mappe, analisi critica di video, produzione di spot radiofonici: la metodologia adottata dai formatori ACRA è come sempre quella partecipativa e interattiva, che chiama in causa ogni singolo studente rendendolo protagonista del processo di apprendimento. Un docente di Busto Arsizio riconosce che “le attività pratiche sono state la cosa più utile per questo tipo di adolescenti”, perchè “gli studenti hanno potuto riflettere su ciò che hanno sperimentato concretamente”, aggiunge una collega di Lecco.
Secondo gli studenti stessi, un percorso impegnativo ma decisamente arricchente. Commentano infatti alcuni di loro: “ho scoperto che l’acqua di rubinetto si può bere tranquillamente” (Lecco), “ho imparato a rimanere di meno sotto la doccia e stop alla vasca da bagno!” (Varese), “non pensavo che anche gli abiti che indossiamo tutti i giorni sono fatti con l’acqua” (Lecco), “ho compreso che in Africa non è vero che non c’è acqua, ma non è accessibile a tutti” (Calolziocorte).
Ma parlare di acqua può essere anche un modo per “imparare a conoscere il mondo” (Varese). Ad esempio, si scopre la complessità di realtà poco conosciute e quindi che “l’Africa non è un Paese”, (Calolziocorte) e si comprendono “le motivazioni che inducono le persone a spostarsi fra i continenti”, come osserva un docente di Lecco. Una ragazza di Cantù riconosce che quest’esperienza le ha “aperto la mente”, quindi s’impegnerà “ad essere una di quelle persone che non si lasciano sopraffare e ragionano”.
Concludendo con i ragazzi di Varese e Lecco, “noi giovani abbiamo il dovere di migliorare la situazione” e “ci dobbiamo impegnare per salvaguardare il pianeta”.
Di Sara Marazzini - operatrice ACRA


