Un vero e proprio assalto all'oro blu che ha suscitato una forte reazione da parte di numerose realtà sociali e associazioni riunite intorno alla mobilitazione per un referendum, iniziata ufficialmente il 24 aprile, e che ha raggiunto 1milione e 400mila firme, una quota firme sorprendente che da solo mostra l'entità di un risveglio civile che ha nell'acqua un motore primo per la difesa di tutti i beni comuni in Italia.
"La sfida che abbiamo davanti - dichiara il comitato promotore - è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre sì la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del risveglio democratico a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile. Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze".
L’acqua è un diritto umano, fondamentale per la vita, un bene necessario che dovrebbe appartenere a tutti. Nessuno dovrebbe potersene appropriare, né ricavarci un profitto. Noi cittadini italiani possiamo impedire che questo accada votando Sì quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. Si tratta di mettersi in gioco in prima persona e di partecipare al cambiamento sociale, un impegno importante a cui ACRA aderisce e che desidera promuovere, nella convinzione che una municipalizzazione dell’acqua sia la miglior gestione possibile per un bene comune da cui dipende la vita stessa di tutti noi
di Chiara Lazzarini, Volontaria ACRA
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Si scrive acqua, si legge democrazia!
Ecco i tre quesiti per l'acqua bene comune:
| Quesito referendario n. 1: "volete voi che sia abrogato l’art.23 bis L. 133/08 così come modificato dall’art. 15 L. 166/09 |
| Quesito referendario n. 2: "volete voi che sia abrogato l’art. 150 del D.lgs 152/06 (c.d. Decreto Ambientale) |
| Quesito referendario n. 3: "volete voi che sia abrogato l’art. 154 del D.lgs 152/06 (c.d. Decreto Ambientale) |
“Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000. Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione. Verrebbero di conseguenza poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali” [www.acquabenecomune.org]
Verbali di deposito dei tre quesiti referendari (31 marzo 2010), e quelli di deposito delle firme a sostegno della richiesta referendaria (19 luglio 2010)



