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16 ottobre, Giornata mondiale dell'alimentazione

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Milano, 7 ottobre 2013 - Il sistema con cui produciamo e consumiamo il cibo oggi non è più sostenibile. A dirlo è una delle più importanti agenzie specializzate delle Nazioni Unite, la FAO (Food and Agriculture Organization) che dedica la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, il 16 ottobre, alla sostenibilità dei sistemi alimentari.

L'attenzione alla sostenibilità dei sistemi alimentari – ambientale, sociale, economica – è tanto più giustificata se si pensa che le proiezioni per il 2050 vedono la popolazione mondiale toccare i 9 miliardi di persone.

Assicurare cibo per tutti è la sfida che coinvolge esperti e scienziati di tutto il mondo: la soluzione finora proposta è stata quella di produrre di più al minor costo possibile. Ma questo non basta. La produzione del cibo oggi comporta grandi quantità di gas ad effetto serra, consuma e inquina le fonti di acqua potabile e minaccia la biodiversità.

Non solo, i sistemi alimentari convenzionali si basano su evidenti distorsioni e iniquità sociali. Nel mondo sono 1,4 miliardi le persone in sovrappeso, di queste quasi 500 milioni sono obesi. Quasi 900 milioni di persone soffrono la fame, la maggior parte di questi sono contadini, pescatori e allevatori che vivono di agricoltura di sussistenza in aree marginali del pianeta.

"Per molto tempo l'enfasi sul tema del cibo è stato posto sulla sua disponibilità - sostiene Giuseppe De Santis, responsabile di ACRA per l'area tematica sicurezza e sovranità alimentare - nell'ultimo decennio vi è maggiore consapevolezza delle contraddizioni legate alla questioni alimentare: come il cibo viene prodotto, come viene consumato e distribuito, da chi viene trasformato e trasportato, chi detiene i mezzi di produzioni necessari per realizzarlo".


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Il riferimento è alla Sovranità alimentare: il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici. In molte situazioni la Sovranità alimentare è un obiettivo raggiungibile. In altre, le condizioni di estrema povertà mettono a rischio la stessa sicurezza alimentare. Aree del mondo dove si vive con meno di 2 dollari al giorno e dove la malnutrizione è una delle principali cause di morte.

"La causa di queste iniquità - continua De Santis - è da ricercarsi nei modelli fin qui promossi nell'ambito dello sviluppo rurale: l'intensificazione dell'agricoltura è una risposta, parziale, solo per i contesti più vocati. Nelle aree rurali marginali intensificare la resa con prodotti chimici, con mangimi iperproteici, con la meccanizzazione o l'uso di sementi industriali, significa rendere ancora più fragile il sistema agro-alimentare. La sfida è invece quella di diversificare, valorizzare la produzione e il consumo locale, agire secondo saperi tradizionali che contengono spesso le risposte che cerchiamo".

L'impegno di ACRA è quello di fornire strumenti e risorse alle popolazioni dei paesi in cui lavoriamo, in Africa, Europa, Asia e America Latina, per trovare soluzioni sostenibili alle minacce alla sovranità e alla sicurezza alimentare.


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