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Dove le classi sono di 70 bambini e regna il silenzio

00573 soardi zambiaChipata, agosto 2013 - Eccomi ritornata in Africa, che gioia; ricordo il mio primo viaggio, nel 2004, allora fu il Ciad a conquistarmi e a sconvolgere la mia visione della vita.

È vero, l'Africa ti cattura e ti fa venire la voglia di tornarci. Questa volta una nuova opportunità mi è stata data da ACRA: poter partecipare ad un progetto di gemellaggio tra scuole italiane e zambiane.

Sono un'insegnante, anzi un'insegnante in pensione dal settembre scorso e, dopo avere lavorato per dieci anni insieme ai miei alunni per cercare di conoscere la realtà africana, ora ho più tempo a disposizione e quindi posso permettermi di portare le mie conoscenze in altre scuole ed è quello che sto facendo con ACRA dall'anno scolastico scorso.

Mi trovo a Chipata, nella Provincia Orientale dello Zambia, al confine col Malawi, sono partita insieme a Daniela, Patrizia e Lina, il nostro compito è di visitare le scuole, incontrare direttori, insegnanti e conoscere bambini.
Partiamo presto la mattina, ci accompagna Enrico, rappresentante Paese per ACRA; la sua profonda conoscenza della realtà in cui ci troviamo e della lingua locale, il chinyanja, rappresenta un aiuto indispensabile per comunicare con le persone e per ricevere informazioni preziosissime circa lo Zambia, infatti lo subissiamo di domande, continuamente, vogliamo sfruttare tutti i momenti a disposizione per capire questo Paese.
Ogni giorno visitiamo numerose scuole; quando la nostra macchina arriva nel cortile della scuola in cui siamo attesi, l'emozione mi assale, mi sento addosso lo sguardo di centinaia di bambini, molto incuriositi, ma anche un po' timorosi. Cosa penseranno di noi?
I bambini ricambiano il nostro saluto e, dopo un primo momento di imbarazzo, sono pronti a rispondere alle nostre domande e ai nostri sorrisi; certo il mio inglese è molto limitato e riesco a pronunciare solo le semplici frasi di prima conoscenza, ma sono sufficienti per stabilire un contatto. I bambini in Africa amano farsi fotografare e noi non ci facciamo certo pregare, grande è lo stupore per loro rivedersi nella macchina fotografica e questo provoca scoppi di risate sincere.

Ma quanti studenti ci sono in queste scuole! Tanti davvero, le aule sono gremite e spesso conto fino a 60/70 bambini, stipati sulle panche dove sono seduti composti e silenziosissimi. E' inevitabile il confronto con le nostre classi in Italia, dove spesso l'insegnante con soli 20 alunni fatica a ottenere il silenzio. Nelle scuole dello Zambia ho visto bambini molto attenti, l'insegnante viene sempre ascoltato senza necessità di richiami. La mia impressione è che abbiano "bisogno" di essere educati, di essere riconosciuti, che abbiano "sete" di imparare, anche se non possiedono libri, le loro aule sono prive di arredi, ad eccezione di vecchi banchi e panche scomodissime, le pareti sono vuote e grigie, c'è un'assenza totale di sussidi didattici, unica presente è la grande lavagna che occupa tutta una parete, ormai scolorita, per cui diventa difficile scrivere in modo leggibile. È molto triste per me vedere queste aule così degradate, povere e trasandate; come insegnante vorresti il meglio per i tuoi alunni, lo so che non è la cosa fondamentale, però credo che tutti i bambini abbiano sì il diritto di avere l'istruzione migliore e gli insegnanti migliori, ma anche il diritto di avere delle belle aule dove stare bene.

La conoscenza delle scuole ci servirà poi per individuare le più idonee al gemellaggio: dovremo scegliere quelle, secondo noi, più affidabili per una buona riuscita degli scambi con le scuole italiane. Non vogliamo che questo gemellaggio fallisca e quindi la nostra scelta cadrà su quelle scuole con presenze di direttore e insegnanti più disponibili o più interessati. Oppure la nostra scelta deve rivolgersi alle scuole più bisognose?

Una mi ha colpito in particolare, sarà stata l'atmosfera del momento o la simpatia del maestro che ci ha accolto o ..... Chissà ... Ed è anche di questo che voglio raccontarvi. È il 5 agosto, da sei giorni sono in Zambia, oggi si va nel villaggio Nkande, zona rurale a nord di Chipata, dove incontreremo il direttore della Kawambe basic school; Patrizia si dedica alle riprese video e intervista Martha, una docente di geografia e David, un docente di inglese. Entrambi sono molto disponibili e ci parlano del loro lavoro e del Sad CCS.
Poi si riparte alla volta del villaggio Chassa, circa 200 persone, incontro con il capo villaggio Mshawa; naturalmente ci fanno trovare alcune sedie disposte in fila e, in quanto ospiti, ci dobbiamo sedere di fronte a donne, uomini e bambini, tutti seduti rigorosamente per terra. Siamo oggetto di sguardi silenziosi.
Assistiamo a una danza di accoglienza delle donne e ad una danza dei guerrieri accompagnate da musica e canti. È molto suggestivo ma, a parte grandi sorrisi, non sai cosa dire, anche perché si parla solo chinyanja.
Assistiamo ad una performance teatrale in cui i personaggi mettono in scena il problema delle differenze di comportamento dei genitori, all'interno della famiglia, con orfani accolti.

La giornata sta giungendo al termine, è quasi ora di rientrare, anche perché alle ore 18 il sole cala e il buio non ti permette di vedere più niente. Dobbiamo solo fermarci per un'ultima visita.
Ormai siamo sufficientemente stanchi, gli occhi pieni di immagini; arriviamo che è già buio nella scuola di Mkanda Mateyo, ci accolgono il direttore e mister Tembo, il maestro che ha voluto incontrarci nonostante la scuola non sia inserita nel programma Sad e si tratti di una scuola comunitaria, quindi non ancora riconosciuta dal governo, ma fortemente voluta dalla comunità dei genitori.
Mister Tembo, in un impeccabile completo di pantaloni neri e camicia bianca, ci accompagna in un'aula, siamo quasi completamente al buio e c'è silenzio. Appena entriamo ci rendiamo conto della presenza di circa una ottantina di bambini, seduti nei banchi, silenziosissimi, Mister Tembo ci dice che ci stanno aspettando da ore. Non ne eravamo al corrente, pensavamo che ci fossero solo insegnanti e direttore. Siamo desolati.
Veniamo presentati dal maestro, scambiamo i saluti e poi, rivolti ai bambini, tramite Enrico che traduce, li invitiamo a chiederci qualcosa dell'Italia. Dieci, quindici mani si alzano e cominciano: "Chiediamo le porte delle aule" " La scuola non ha il pavimento" " Non abbiamo libri" " Non ci sono le case per gli insegnanti"...
Una stretta al cuore. Dopo i saluti a Mister Tembo partiamo per Chipata; è difficile parlare durante il viaggio di ritorno.

Riuscirò a trovare le parole giuste per raccontare lo Zambia ai nostri bambini in Italia? Riuscirò a trasmettere tutte le emozioni provate durante questo viaggio?

Un grazie particolare a Enrico e a sua moglie Simonetta, due belle persone, che vivono tra gli ultimi, con passione e intelligenza.

(Patrizia Soardi, maestra e socia di ACRA)


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