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Social business: la cooperazione allo sviluppo passa anche per il mercato



I_00610_IndmicUn insolito passaggio quello di ACRA in India, fuori dai percorsi consolidati, dalle riflessioni frequenti, lontani dalle modalità d’intervento a noi più proprie... Un nuovo universo da scoprire e capire, in cui i problemi che affrontano i circa 700 milioni di poveri del sub-continente indiano, che vivono al di sotto della soglia della povertà, sono però molto simili a quelli con cui si confronta l’umanità più emarginata dei paesi in cui siamo da tempo: mancanza di accesso ai servizi di base, diritti negati, esclusione dalle opportunità. Un terreno di confronto diverso, ma con esigenze e premesse simili, e una sfida comune: l’identificazione di soluzioni sostenibili e auspicabilmente replicabili alla povertà. Pensiamo che la sfida del nostro quotidiano impegno sul fronte della solidarietà si misuri anche col mettersi in gioco su contesti non conosciuti.

Il viaggio in India in realtà è iniziato circa un anno fa quando abbiamo aderito con entusiasmo al consorzio promotore di un progetto di co-sviluppo presentato da Fem Italia al bando paese di Fondazione Cariplo e Fondazione Vismara che ha come tema portante la applicabilità di soluzioni di mercato ai problemi della base della piramide socio-economica mondiale (BoP, Bottom of the Pyramid), e a cui abbiamo partecipato con la responsabilità condivisa di esplorare questo nuovo universo e le dinamiche di co-sviluppo in seno alla comunità Punjabi radicata in Italia. In India abbiamo incontrato tutti i partners coinvolti, con diverse specificità, chi su modelli di potabilizzazione dell’acqua, chi sulla realizzazione di costruzioni eco-sostenibili, chi nella riflessione di presidi sanitari, chi nella distribuzione di cibo di qualità, etc.

Per tutte, un tratto comune: l’obiettivo di garantire l’accesso a beni e servizi ai poveri attraverso la promozione di modelli imprenditoriali, che ove possibile, facciano leva sui diffusi network delle microfinanziarie. Al kick-off meeting del progetto India è seguito, il 4 e 5 maggio, il Sankalp Forum, uno dei principali nodi di incontro sul social business al mondo, una piattaforma ibrida in cui convergono i diversi attori dello sviluppo: imprese e investitori sociali, Ong, agenzie di sviluppo e istituzioni accademiche.
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Kick-off meeting                                                           Elena Casolari e Paolo Grigolli (consigliere FEM)


Tanti i protagonisti locali e l’avanguardia del pensiero non profit e profit responsabile nord americano, insieme a Fem e Microventure, le uniche realtà italiane, oltre ad ACRA, presenti su oltre 400 partecipanti. Diversi posizionamenti sono emersi in questo variegato e nascente spazio del social business: chi ancora ritiene che sia social “quasi qualunque impresa” purché favorisca l’occupazione alla base della piramide agendo in questi termini da moltiplicatore “delle opportunità”, chi invece, più ambizioso (e a noi piace questa posizione), ritiene sociale l’impresa che si propone di trovare soluzioni di mercato ai problemi diffusi e generalizzati dei poveri (accesso a acqua potabile, accesso a sanità di base e sanitarizzazione, accesso a elettrificazione e a social housing, accesso al credito e prodotti finanziari-tipo microassicurazioni, problemi di gestione sostenibile delle risorse naturali, problemi di accesso a cibo di qualità e sicurezza alimentare, problemi di accesso e fruizione dei servizi e prodotti sanitari, difficoltà di accesso a un educazione di qualità e creazione di conoscenza diffusa, etc).

Su tutte le testimonianze e le ricche espressioni di generoso impegno, rimangono forti le parole di Paul Polak - carismatico fondatore di IDE (International development enterprises), una non profit che ha sottratto alla povertà 17 milioni di poveri diffondendo l’uso di semplici strumenti di irrigazione e favorendo la crescita di un ricco tessuto di piccoli imprenditori, nonché autore di “Out of poverty, what works when traditional approaches fail” - il suo invito, rivolto a tutti gli imprenditori sociali che si sono succeduti sul palco, e a noi in colloquio, è quello di mai dimenticarsi di “ascoltare i poveri, di ascoltare i loro veri bisogni, interrogandosi sempre se tutto ciò che facciamo è scalabile, replicabile, sostenibile e di impatto”.

Quando raggiungerete il primo milione di clienti? Quanta % della popolazione a cui vi rivolgete vive con meno di 2$ al giorno? Quanto costa il vostro prodotto in termini unitari? Qual è l’impatto reale prodotto, in termini di differenza di reddito o ricchezza tangibile e intangibile delle famiglie interessate, il loro mutato tenore e qualità di vita? queste le domandi frequenti rivolte agli imprenditori “sociali e non” che proponevano le “proprie” soluzioni, alcune indubbiamente interessanti (lampade solari a prezzi bassi e a moduli scalabili, sistemi di purificazione e potabilizzazione dell’acqua) altre che a parer nostro difettavano sulla ratio economica e in alcuni casi sociale.

La riflessione finale è che, in questo momento il social business stia sempre più catalizzando l’interesse di chi si occupa di sviluppo in modo innovativo, ma anche di chi, nell’economia formale, ha a cuore l’impatto sociale dei propri investimenti e l’impiego del proprio capitale, che l’India sia un grande laboratorio di sperimentazione su questo fronte e che la configurazione di questo spazio sia molto simile a quanto avvenne 10 anni fa sulla microfinanza... Da queste premesse inizia la nostra ambiziosa sfida nell’ambito del social business.
di Elena Casolari - Direttrice di ACRA

 

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