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Monica Savaresi: noi di Zelig siamo arrivati in Tanzania!

00638 coverParto dalla fine… questa mattina guidare di nuovo nel traffico caotico della mia città è stato un trauma. Ero ancora così dentro ai colori, ai paesaggi, agli occhi dell’Africa che per un attimo mi sono domandata cosa ci facevo in Italia, a Roma, negli abiti da borghese che caratterizzano il lavoro, in mezzo al traffico isterico e ostile tipico dei giorni immediatamente precedenti le festività natalizie.

La risposta non è tardata ad arrivare nella mia mente. Ci facevo che, affinché i progetti di ACRA che abbiamo visitato in questi giorni navighino in acque felici, c’è bisogno che anch’io, in questo altro pezzo di emisfero, mi dia da fare. Eccola la risposta. E toccare con mano e vedere con gli occhi il lavoro meticoloso, accorato ed entusiasta dei cooperanti in Tanzania, è stato fondamentale per dare ulteriore motivazione alla mia, già ferma, motivazione verso il sostegno di questa ONG.

Questa volta poi è stato davvero un viaggio speciale. La mia storia con Acra inizia nel 2008: lavoro dal 2000 a Bananas, società che detiene e gestisce il marchio Zelig, e Patrizia Canova, allora responsabile della comunicazione e del fundraising della Ong, venne a proporci di partecipare alla costruzione di un pezzo dell’acquedotto che porta acqua potabile in 40 villaggi della regione di ‘Njombe, in Tanzania.

Erano altri anni, ed era più facile di adesso decidere di destinare 1 € per ogni biglietto venduto nell’edizione di Zelig in onda su Canale 5. Ne vendemmo circa 50.000. L’acquedotto fu costruito e inaugurato… Arrivò un sms di Patrizia dalla Tanzania, stavamo registrando e nessuno di noi potè partecipare all’apertura del primo rubinetto: “Sembra un serpente lunghissimo che si inerpica per la montagna”… un brivido mi corse lungo la schiena.

Lo stesso brivido che ha fatto sgorgare lacrime di commozione dai miei occhi quando siamo arrivate proprio lì, all’acquedotto, e ho potuto bere acqua potabile da una fontana pubblica nel cuore dell’Africa. Il marchio Zelig troneggiava sulla cisterna, colorato e fiero e io con lui, colorata e fiera, dicevo a me stessa che avevamo fatto una cosa meravigliosa.


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Ecco cosa ha reso straordinario, più di altri, questo viaggio. Senza, naturalmente, togliere valore al resto dei progetti che abbiamo avuto modo di visitare. Tanti e diversi, le scuole di Mfereke e di Hagafilo, la centrale idroelettrica di Madunda-Mawengi, ora gestita dall’associazione comunitaria Lumama, le cooperative delle donne di Zanzibar.

Tutti con una matrice comune: persone straordinarie che scelgono di vivere e lavorare lontano dall’Italia, in condizioni di vita certamente più precarie e complesse di quelle che caratterizzano le nostre giornate occidentali e che con passione ed entusiasmo cercano di far sì che il mondo di domani sia un po’ più equo di quello di oggi.

Quando sono in missione con ACRA mi sento di far parte del loro progetto. E’ per questo che ogni volta che se ne presenta l’opportunità ci metto pochi minuti a decidere di comporre la mia valigia e di partire per un viaggio che alla fine diventa sempre una terapia per l’anima. Non ha prezzo passare ore in macchine che corrono su strade scomode che attraversano gli scenari più disparati. Dalla foresta pluviale alla savana secca, dalla valle dei Baobab agli elefanti che ci attraversano la strada, dalle montagne al confine con il Malawi, al mare cristallino e alle spiagge immacolate di Zanzibar. Climi diversi, tratti somatici diversi, storie e culture diverse.

Chi potrebbe immaginare di scaldare le mani davanti ad una stufa a legna a Njombe? E di volare in mezzo alle stelle su un Cesna da 14 posti per essere catapultati in mezzo alle stoffe colorate e ai profumi speziati di Stone di Town? Troppe altre parole mi suonano inutili e ripetitive. L’Africa mi attrae a sé con una forza indomabile.

ACRA ha fatto in tutti questi anni di collaborazione, il resto, mettendomi nella condizione di conoscerne un po’ meglio la storia e le dinamiche, i volti e le circostanze, le luci e le ombre. Lo considero un privilegio straordinario.

Ora tocca rimettersi a lavorare affinché tutto questo continui ad essere possibile, anche grazie a quanto, dall’Italia, saremo in grado di fare

Monica Savaresi - Responsabile Produzione e Distribuzione Bananas s.r.l.


 

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