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ACRA in Paraguay, alla scoperta di nuovi modelli educativi


I_00655_ACRAParaguayNel mese di luglio, il direttore di ACRA, Elena Casolari, e la responsabile del settore educazione, Daniela Invernizzi, hanno visitato la Fundatiòn Paraguaya fondata nel 1985 dall’economista Martin Burt con un gruppo di imprenditori e leader sociali che hanno promosso programmi di microcredito e sperimentato soluzioni innovative per combattere la povertà e la disoccupazione rurale.

Durante la missione, alla quale ha partecipato anche Giovanni Viale (responsabile tecnico per il politecnico di Njombe, in Tanzania), i rappresentanti di ACRA hanno avuto la possibilità di conoscere i diversi programmi della Fondazione, di dialogare con i responsabili dei vari settori, di incontrare collaboratori e beneficiari dei programmi di microcredito e di approfondire la conoscenza del modello di funzionamento delle scuole rurali auto sostenibili. Infatti un importante obiettivo della missione era di conoscere il funzionamento delle scuole auto sostenibili in previsione della possibilità di trasferire il modello nei paesi dove ACRA sta lavorando sull’educazione in aree rurali.

Dal 2003 quando la Fundatiòn Paraguaya assunse la direzione della Scuola Superiore Agricola di San Francisco in situazione fallimentare sono state attivate 55 scuole in 25 Paesi di America Latina, Africa e Asia; l'obiettivo è arrivare a 50 Paesi entro il 2017. Martin Burt è anche il cofondatore di Teach a Man to Fish un network internazionale di scuole e programmi educativi nato con l’obiettivo di contrastare la povertà mediante un approccio sostenibile.


Nel libro La Escuela agricola Autosufficiente, Burt chiarisce molto bene il contesto che sta alla base di queste scuole:

La Scuola Agricola San Francesco intende affrontare il problema della povertà con un’ottica innovativa (…). I contadini sanno come coltivare, però non sanno vivere di quello che coltivano: mancano loro le abilità imprenditoriali, sufficiente accesso al credito, competenze su come utilizzare le risorse naturali e l’esperienza nella collaborazione con gli altri (ad esempio attraverso le cooperative (…). Questo si traduce in inefficienza, bassa produttività da una parte e dall’altra in difficoltà ad amministrare in modo intelligente le risorse disponibili e utilizzare i mercati esistenti. (…) Per risolvere questi problemi offriamo ai giovani contadini che sono cronicamente e strutturalmente disoccupati una educazione tecnico/imprenditoriale di alto livello con il conseguimento del diploma di scuola superiore. 


Durante la missione la delegazione ha visitato due scuole rurali autosostenibili: la Scuola Superiore Agricola San Francisco che si trova a circa 50 chilometri da Asunción, la capitale, e il Centro Educativo Mbaracayù per ragazze che dista circa 500 chilometri da Asunción, situato all’interno di una riserva forestale di grande rilevanza ambientale.

Gli studenti delle scuole provengono da famiglie rurali a basso reddito. Devono aver frequentato la scuola dell’obbligo fino al nono grado e superare un test d’ingresso di cultura generale. Pagano una tassa mensile di circa 10 dollari (inferiore a quella delle altre scuole) che può consistere in parte (50%) anche in prodotti alimentari per facilitare l’accesso agli studenti più poveri. La totalità dei diplomati ha trovato un buon lavoro, creato una piccola impresa o migliorato le attività della famiglia in campo agricolo. Molti continuano gli studi all’università.

Per diventare studente della scuola San Francisco è necessario superare un esame di ammissione che consiste in prove di castigliano, comunicazione, matematica, storia e geografia. Ogni anno vengono ammessi circa 60 studenti e attualmente ci sono 145 studenti (54 ragazze). Il clima all’interno della scuola è molto collaborativo e il rapporto con gli insegnanti molto amichevole. La giornata tipo inizia alle 5.45. Alle 7 dopo la colazione gli studenti si dividono tra le varie attività in aula e sul campo. Dopo la pausa pranzo si lavora fino alle 16. Poi merenda, tempo libero, sport, studio e riposo. Alle 20 la cena e alle 21.45 tutti a letto!

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Il Centro educativo Mbaracayu è una scuola agricola di recente costruzione ed è frequentata da circa 100 ragazze di età compresa tra i 15 e i 21 anni. La direttrice spiega che il principale problema di apprendimento è dovuta alla difficoltà di parlare castigliano, alcune alunne parlano solo il guaranì e vengono dalle comunità indigene. Le materie di cultura generale sono uguali in tutte le scuole, nel centro si approfondiscono le tematiche ambientali: agro ecologia, metodologie di ricerca, legislazione/economia/educazione ambientale.

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Il modello pedagogico si fonda sulla necessità di fornire agli studenti competenze teorico pratiche al alto livello, pertanto le scuole sono delle vere e proprie fattorie con settori produttivi differenziati (orticoltura, allevamento caseario, floricoltura). La didattica è organizzata con una settimana sul campo alternata a una settimana in classe. Gli studenti guidati dai loro insegnanti gestiscono le attività produttive, imparano ad amministrare e a vendere i prodotti in collegamento costante con le esigenze del mercato. Inoltre si occupano della pulizia della scuola, della cucina e a San Francisco delle attività collegate all’hotel che ospita turisti, seminari e attività di educazione ambientale. Ogni scuola elabora il proprio business plan per raggiungere la sostenibilità sulla base dell’analisi di mercato.

Le scuole infatti non ricevono sussidi statali e sono economicamente indipendenti. Nel 2007, 5 anni dopo la gestione della Fondazione, la Scuola San Francesco, ad esempio, ha generato un reddito di 300.000 dollari coprendo tutti i costi di gestione.

Durante la visita alla scuola Daniela Invernizzi ha intervistato alcuni studenti per raccogliere il loro punto di vista sull’esperienza scolastica:

00655_6Ivana, una ex studentessa di successo
Mi chiamo Ivana e ho 22. Vengo dal Chaco una regione grandissima che si estende a ovest del fiume Paraguay. La mia famiglia è composta da 7 persone: i genitori e cinque figli. Mio padre alleva qualche mucca che costituisce il sostentamento della famiglia. Sto frequentando l’università - amministrazione agraria - ma non sono soddisfatta: ho terminato la Scuola Agricola nel 2008 e mi sembra che il programma universitario sia una ripetizione di quello che ho imparato qui. La differenza principale tra le mie competenze e quelle degli altri studenti sta nel fatto che io ho seguito un percorso teorico pratico mentre loro hanno studiato solo in modo teorico e … il risultato è che non hanno capito bene né la teoria né la pratica.
La mia università viene pagata da un padrino tedesco che mi mantiene agli studi da otto anni e che viene a trovarmi tutti gli anni, in maggio, e mi ha promesso anche un viaggio in Germania alla fine dell’università. Per mantenermi all'università, oltre al suo aiuto, lavoro anche qui, nella Scuola San Francesco, come responsabile dell’internato. Di recente ho assunto un nuovo incarico molto importante sono responsabile del collegamento tra la produzione della scuola e le esigenze dei vari settori. Ad esempio, l’Hotel annesso alla scuola mi commissiona i prodotti alimentari necessari alla cucina, oppure gli studenti che sono ai punti vendita mi comunicano la quantità e il genere di prodotti di cui hanno bisogno per la vendita. In sintesi, metto in relazione la produzione della scuola con le esigenze del mercato locale. Durante il week-end mi riposo leggo, studio, guardo la tv con le amiche ma una volta al mese sono di turno come responsabile della scuola.

00655_14Sirlene, un papà da educare per salvare l'ambiente

Mi chiamo Sirlene e ho 19 anni. La mia famiglia è composta da 8 persone, mio padre è brasiliano, mia madre del Paraguay. Viviamo in una grande tenuta di 24.000 ettari vicino alla scuola. I proprietari sono di Asunción. Ci sono grandi pascoli per il bestiame, pollame e coltivazioni di mais, riso, manioca, soia e frumento. Ci sono molti braccianti, alcune famiglie vivono nella tenuta altre vengono a lavorare da fuori. Mia madre fa la cuoca, mio padre è l’amministratore. Frequento il secondo anno qui al Centro educativo Mbaracayu e sono molto contenta del programma. Ogni volta che imparo qualcosa di nuovo, lo insegno a mio padre, soprattutto a rispettare l’ambiente, a coltivare in modo naturale. Sono orgogliosa perché vengo sempre ascoltata e lui sta capendo l’importanza di avere una coscienza ambientale. Ho un sogno per il futuro: continuare a studiare scienze ambientali all’università e contemporaneamente lavorare. Mio padre è venuto alla riunione in cui si spiegava il funzionamento della scuola e si è convinto dell’importanza di questi studi. Quando abbiamo un problema personale o una domanda che riguarda l’educazione sessuale possiamo mettere un bigliettino anonimo in una scatola speciale. Alcune studentesse che hanno fatto un corso preparatorio raccolgono le domande e, aiutate da un adulto, scrivono le risposte in una bacheca dove tutte possiamo leggerle.

00655_16Elisa, una emigrante che ama la biologia

Mi chiamo Elisa e ho 20 anni. Ho scoperto l’esistenza di questa scuola ascoltando un annuncio alla radio. Poi ho chiesto informazioni a una amica che adesso frequenta il secondo anno. Per fortuna! Ho convinto mio padre a farmi riprendere gli studi... ora frequento il primo anno e ho potuto ritornare a casa, prima lavoravo come domestica in Argentina. Non mi trattavano bene e poi è meglio vivere nel proprio paese. La mia famiglia vive in campagna, a circa 50 chilometri dalla scuola e lavora in agricoltura. La mia materia preferita è la biologia e vorrei continuare a studiarla all’università, la matematica non mi piace per nulla. I primi tempi la vita era dura perché mi mancava la famiglia, poi mi sono fatta delle nuove amiche che dormono con me nella stanza. Siamo in cinque e andiamo molto d’accordo. La direttrice è una persona che mi piace molto, con lei possiamo parlare dei nostri problemi. Sto superando la timidezza e la paura di parlare. In questo periodo ci sono qui con noi alcune ragazze di altri paesi con loro facciamo lezione d’inglese e delle bellissime partite di pallone.

Daniela Invernizzi
Desk educazione
 

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