Ogni giorno 700 cittadini lasciano El Salvador. La maggior parte di loro sono giovani (il 48% donne) che vivono in aree rurali senza un lavoro, senza opportunità, senza spazi di confronto e di crescita. Giovani che si rifugiano al margine della società, facile preda della criminalità o del business dei clandestini.
El Salvador è uno dei paesi più violenti dell’America Latina. L’anno scorso il reporter spagnolo Christian Poveda è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, nel 2008 aveva raccontato al mondo la realtà delle gang salvadorene con il documentario “La vida loca”.
El salvador è un paese da cui è facile voler andare via, e spesso sono proprio i giovani più intraprendenti che sentono maggiormente il desiderio di fuga, giovani pieni di speranze, di idee, di capacità: risorse inevitabilmente perdute per il paese, spesso opportunità di vita sprecate per migliaia di ragazze e ragazzi in fuga.
Ma la storia che vogliamo raccontarvi è un’altra, quella di Wilfredo e Marìa, una storia che non parla di disagio o fuga, ma di impegno e partecipazione attiva alla vita del proprio paese.
Wilfredo Fuentes, 23 anni, e María de la Paz García Morales, 22 anni, sono rispettivamente presidente e vicepresidente della Red Juvenil Torogoz (www.jovenesparticipando.org) una rete giovanile attiva e riconosciuta anche a livello politico nei municipi di Jujutla e Guaymango, nel dipartimento occidentale di Ahuchapán, e livello nazionale.
Attorno a Red Torogoz gravitano oggi oltre 700 ragazzi e ragazze capaci di immaginarsi un futuro migliore per sé e per il proprio paese. Giovani attivi e responsabili, capaci di interagire con le autorità locali e nazionali nella promozione di politiche giovanili municipali; capaci di sedere al tavolo “con i grandi” e dire chiaro e tondo quali sono i loro desideri e quali sono le loro richieste. Tanto che persino il Ministero di Giustizia ha riconosciuto la loro esperienza e sta studiando il modo di farne un modello nazionale per combattere la violenza giovanile soprattutto nelle periferie urbane.
Grazie all’aiuto di ACRA e dei finanziamenti dell’Unione Europea, la Red Torogoz ha potuto crescere e rafforzarsi, avviando iniziative impensabili solo fino a qualche anno fa, quando il paese era diviso da rivalità politiche che sembravano insanabili.
“Con alcuni piccoli finanziamenti - racconta Wilfredo - alcuni giovani hanno dato vita a piccole imprese cooperative: la pasticceria di Jujutla fatica a star dietro alle richieste ed ha avuto persino il sindaco tra i suoi clienti. Altri ragazzi hanno avviato una piccola impresa produttrice di shampoo o di oggetti di artigianato ricavati dalla palma di cocco. Altri ancora hanno risposto alle esigenze della popolazione: chi si è messo ad allevare polli, chi pesci e chi invece produce uova, un ingrediente che non manca mai sulla nostra tavola”.
Ma la Red Torogoz ha pensato anche al divertimento e alla formazione, perché è per questo che i ragazzi amano: stare insieme, conoscersi, imparare, divertirsi... in una parola: crescere. E allora via a corsi di musica, arte e ballo. E ancora corsi di ceramica, corsi di comunicazione, visite alle radio locali, gruppi di discussione per capire se e come ragazzi e ragazze sono poi così diversi. E ancora festival, concerti, tornei di calcio e spettacoli di danza dove potersi incontrare, dove dialogare e scambiarsi idee e opinioni.
“Abbiamo creato un circolo virtuoso di cittadinanza attiva, autostima e identità - dice Marìa - che rappresenta un patrimonio indispensabile per il futuro del nostro paese. Un circolo dove le differenze di genere e di idee politiche sono vissute come una ricchezza e non come un limite. Io e Wilfredo, per esempio, siamo di idee politiche opposte, ma forse è proprio questa la nostra forza: quando si parla di giovani non pensiamo ai colori politici”.
L’esperienza di Red Torogoz è talmente straordinaria che Wilfredo e Marìa sono stati invitati in Italia per raccontare la loro storia e la loro esperienza. Claudio Agostoni, giornalista di Radio Popolare, li ha intervistati per il programma Jalla Jalla, mentre alla biblioteca Sormani di Milano, alla presenza della Console Vanessa Hasbùn Annicchiarico, i due ragazzi hanno raccontato la loro esperienza a politici, amministratori e rappresentanti della società civile meneghina, impegnati nella sfida per l’integrazione dei giovani nel buon governo del capoluogo lombardo. Una sfida da molti ritenuta impossibile, ma che in El Salvador è già realtà.


