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Una legge per l'acqua: continua l'impegno di ACRA e CEVI in Bolivia


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Bambini acqua Il 28 Gennaio del 2011 è stata presentata alla Assemblea Legislativa Plurinazionale della Bolivia e alla nuova Ministra dell’Ambiente e dell’Acqua, Julieta Mabel Monje Villa, una proposta di legge relativa alla nuova normativa quadro dell’acqua. In Bolivia non esiste attualmente una legge quadro sulle risorse idriche, la Legge sull'Acqua del 1906, dato il contesto temporale nel quale è stata promulgata, è stata praticamente abrogata.

La proposta è stata inoltrata da un folto collettivo di organizzazioni sociali indigene e di campesinos, sindacati e entità prestatrici del servizio idrico integrato. La presentazione della proposta ha concluso un percorso di incontri di dibattito che è stato costruito nel corso degli ultimi sei mesi in diverse regioni del paese e che è stato prevalentemente accompagnato dalla ONG boliviana Agua Sustentable. Il portavoce degli irrigatori di Cochabamba (FEDECOR), Omar Fernández, ha presentato in conferenza stampa la proposta di legge come un grande successo iniziato con la Guerra dell’Acqua del 2000 e con le rivendicazioni delle organizzazioni sociali boliviane per recuperare la sovranità pubblica sull’acqua e come iniziativa che ribalta anche la forma abituale di elaborare e redigere le leggi: non più da pochi consulenti esterni riuniti segretamente tra quattro pareti, ma con un’ampia partecipazione sociale e popolare.


Contenuti del Documento Base “Propuesta de Ley Marco de Agua”

Seguendo i principi della Nuova Costituzione Politica dello Stato boliviano approvata nel 2009,la nuova proposta di legge riconosce l’acqua come un diritto “fondamentalissimo” per la vita che si articola in tre diritti  che, a loro volta, si traducono in tre priorità d’uso della risorsa, non gerarchiche tra di loro:

-         l’acqua per il consumo umano (diritto umano all’acqua) che riconosce ad ogni individuo il diritto di accesso all’acqua in quantità e qualità adeguate (ma non definite numericamente), il diritto a partecipare ai processi decisionali relativi alla gestione dell’acqua ed il diritto a ricevere informazioni sulla gestione dell’acqua;

-         l’acqua per la sicurezza e sovranità alimentare (diritto all’acqua per la sicurezza e la sovranità alimentare): ovvero la possibilità di accedere ad una quantità d’acqua sufficiente ad assicurare la produzione di alimenti per gli individui, le comunità e la nazione;

-         l’acqua per la Madre Terra (diritto all’acqua per la Madre Terra) che stabilisce la reintegrazione dell’acqua all’ambiente come elemento essenziale per la conservazione dei cicli vitali, degli ecosistemi e della biodiversità e la protezione delle fonti e le riserve d’acqua.

Punto chiave della proposta di legge è il ruolo centrale dello Stato e della società civile organizzata nella gestione dell’acqua, gestione che può essere solo pubblica, sociale e comunitaria, secondo quanto affermato nel testo della proposta che proibisce, così, la mercificazione della risorsa e l’affidamento del servizio ai privati: l’acqua, dunque, come bene comune in  funzione dell’interesse collettivo.


Foto obra de toma Valle Araca Bolivia



La gestione del servizio, inoltre,secondo quanto sancisce la proposta di legge, deve prevedere dei meccanismi di partecipazione e di controllo sociale, e si deve basare su diversi criteri tra cui l’universalità, l’equità, l’accessibilità e la qualità del servizio fornito. La legge prevede anche una serie di tutele dei diritti delle popolazioni indigene, degli utenti e dei residenti nelle zone di approvvigionamento idrico. Uno dei meccanismi introdotti, per esempio, è il diritto di consultazione libera, informativa e vincolante delle comunità residenti nel bacino di approvvigionamento, in tutti quei casi che non siano sfruttamento idrico per consumo umano.

La legge stabilisce la sussidiarietà del servizio che deve essere garantito dai diversi livelli di governo attraverso meccanismi economici e tecnici, incoraggiando una gestione sostenibile ed integrale dell’acqua che prenda in considerazione i bacini idrografici come unità di pianificazione e preveda meccanismi sanzionatori per chi procura danno all’ambiente e alle riserve d’acqua, introducendo il concetto di delitto ambientale. La proposta di legge presentata ri-organizza i diversi livelli istituzionali e di rappresentanza cittadina per quanto riguarda le autorità nazionali e regionali per la regolazione del servizio idrico ridisegnando un nuovo organigramma.

È confermato il sistema di riconoscimento dei diritti di utilizzo e sfruttamento delle fonti d’acqua per comitati, cooperative, organizzazioni e comunità indigene che gestiscano il servizio nel loro territorio: il riconoscimento del diritto all’uso delle fonti, oggetto di non poche critiche, è da considerarsi eredità del post-Guerra dell’acqua di Cochabamba, conflitto scoppiato in seguito alla privatizzazione non del semplice servizio, ma dell’acqua stessa. La proposta ribadisce, inoltre, la tutela dei cosiddetti Usos y Costumbres (usi e tradizioni, UyC), ossia quel sistema di regolamentazione del servizio idrico creato ed applicato dalle comunità non raggiunte dal servizio pubblico e minacciato dalla legge che ha fatto scoppiare il malcontento nel 2000 e il successivo conflitto a Cochabamba.

Sulla scia della lotta alla corruzione che si sta cercando di avviare a livello nazionale, infine, la proposta delle organizzazioni sociali prevede un sistema nazionale di informazione e ricerca ambientale che renda possibile il facile ed immediato accesso ad un’informazione trasparente relativa alla gestione del servizio idrico a livello nazionale.


Foto CholitaFoto alba Bolivia


Considerazioni generali

Si presentano alcune considerazioni generali:

- La proposta di legge prevede che l’acqua per consumo umano e quella per la produzione di alimenti siano da considerarsi di uguale importanza, e non stabilisce una priorità del consumo umano sulla produzione per la sicurezza alimentare. Tale asserzione è da considerarsi risultato della forte partecipazione dei comitati di irrigatori nel processo di redazione. In questo modo si è evitato il conflitto in fase di stesura della legge, ma l’assenza di un gerarchia tra questi due usi non fa altro che posticipare il conflitto tra comitati d’acqua  potabile e irrigatori a futuro (nonché tra le città e le campagne). Si pensi, per esempio, alla diga di Misicuni che porterà acqua alla città di Cochabamba: come stabilire chi ha la maggior priorità d’uso dell’acqua? gli irrigatori o le entità pubbliche e comunitarie che prestano il servizio per il consumo umano?

- Il sistema di riconoscimento del diritto di utilizzo e sfruttamento delle fonti d’acqua continua ad essere, secondo molti, un punto critico della proposta di legge, nonostante sia considerato da altrettanti una grande conquista per la Bolivia multietnica e pluriculturale, trattandosi del riconoscimento di un diritto consuetudinario all’interno del sistema legislativo ordinario. Il rischio, tuttavia, è che tale riconoscimento si traduca nell’appropriazione di un bene che andrebbe invece inteso come comune, della collettività in generale. Esistono già a livello nazionale diversi esempi di comunità che hanno utilizzato tale strumento per usufruire in forma esclusiva delle fonti d’acqua presenti all’interno del proprio territorio comunale, a discapito delle comunità vicine. Una nuova e sottile forma di privatizzazione, secondo alcuni.

- la proposta di legge presentata è il frutto di un processo partecipativo ed è stata redatta dopo un lavoro certosino di analisi ed approvazione in assemblea articolo per articolo. Ne risulta un testo che, seppur strutturato e diviso in articoli, è stato redatto con un linguaggio più comune che tecnico/giuridico. La proposta di legge ha ancora molte lacune, ci sono diverse ripetizioni e sarà necessario un lavoro di rifinitura e perfezionamento anche con avvocati e costituzionalisti.

- Per la stesura della proposta si sono riscontrati buoni livelli di partecipazione e coinvolgimento della società civile. Tuttavia ci sono settori importanti che non hanno partecipato in questo processo, come le imprese private che utilizzano l’acqua per fini produttivi, ed altri che hanno partecipato in maniera minima, come le imprese pubbliche dell’acqua e le cooperative (rispetto, per esempio, alle aggregazioni e federazioni di irrigatori e le organizzazioni indigene). In generale si riscontra che i settori e le organizzazioni che sono politicamente vicine al governo sono convocate per definire le leggi e le politiche pubbliche (anche al di fuori dell’acqua), mentre i settori e le organizzazioni più critiche verso l’esecutivo sono escluse da questi processi decisionali.

- Al momento è stata conformata una Commissione inter-istituzionale incaricata di affinare la proposta consegnata al parlamento ed accompagnare l’iter parlamentare della legge quadro sull’acqua.


ACRA è presente dal 1983 in Bolivia con progetti di rafforzamento istituzionale, di appoggio ai produttori locali, di promozione di una gestione partecipativa delle risorse naturali e, in particolare, in attività di tutela del diritto di accesso all’acqua: ACRA Bolivia realizza progetti di costruzione di infrastrutture idriche che prevedono modelli di auto-gestione comunitaria delle stesse, attraverso la partecipazione attiva dei beneficiari che prestano la propria manodopera e si impegnano a gestire democraticamente l’acqua tramite le creazione di appositi Comitati d’Acqua Potabile.


 

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