
In Tanzania, il sistema di gestione dell'acqua presenta un quadro piuttosto complesso. A livello programmatico il principale documento politico, la Tanzanian National Water Policy redatta dal governo nel 2002, definisce linee guida da adottare nella gestione del settore idrico nei diversi contesti locali spingendo verso la privatizzazione del settore; sia per quanto riguarda la costruzione di infrastrutture di distribuzione dell'acqua che la sua gestione.
In realtà il processo di privatizzazione del settore idrico è iniziato su pressione della Banca Mondiale che promise l'annullamento dell'ingente debito e la concessione di nuovi fondi a condizione che il governo spingesse verso la privatizzazione della gestione della distribuzione dell'acqua. Questa situazione ha portato lo stato ad investire solo straordinariamente nelle infrastrutture di distribuzione, motivo per cui molte zone della Tanzania rimangono escluse dall'accesso all'acqua. I maggiori interventi in tal senso sono compiuti da organizzazioni internazionali governative e non, che da questo punto di vista si sostituiscono ad una responsabilità che lo stato ha nei confronti dei propri cittadini (quella di garantire l'accesso universale all'acqua potabile) costruendo infrastrutture e delegando la gestione della distribuzione a diverse tipologie di associazioni (generalmente scelte dai beneficiari), previste dalla legge della Tanzania.
Analizzando una particolare associazione prevista dalla legge tanzaniana, la Water Users Association, si può constatare come l'impostazione teorica puntata sulla privatizzazione e conseguentemente sulla mercificazione dell'acqua, assuma peculiarità imprevedibili nella sua applicazione. Brevemente, la Water Users Association è la tipologia di associazione che più rappresenta gli interessi dei beneficiari visto che è costituita esclusivamente dagli utenti stessi che hanno ampi poteri discrezionali sulla strategia da adottare per la gestione dell'acqua.
Il progetto di Water Supply di ACRA in Tanzania (Njombe), che prevede la costruzione di un acquedotto che benefici della distribuzione di acqua 15 villaggi, ha delegato la gestione della distribuzione dell'acqua ad una WUA (la Tove-Mtwango) a seguito di un processo partecipativo in cui gli utenti hanno espresso la loro preferenza in tal senso.
La partecipazione dei beneficiari all'interno del decision making, fa sì che all'interno della WUA Tove Mtwango, e in altre due WUA analizzate (Isimani, Tanangozi-Kalenga), l'acqua venga concepita maggiormente come bene comune che come bene economico. Un bene comune beneficia la comunità nel suo insieme e in quanto tale nessuno può esserne escluso dall'accesso; il regolamento delle WUA menzionate garantisce l'accesso universale all'acqua; generalmente gli utenti devono pagare una tariffa per il consumo dell'acqua, necessaria per sostenere le spese di manutenzione delle infrastrutture, anche se vengono definite categorie vulnerabili esentate dal pagamento.
Concludendo, questo tipo di associazione riesce a garantire il diritto di accesso all'acqua ai più poveri, concretizzando un principio presente nella Tanzanian National Water Policy, cioè quello relativo alla definizione dell'acqua come diritto umano.
La WUA, è solo uno dei modelli di gestione dell'acqua previsti dalla legge tanzaniana, che tra gli altri prevede anche la possibilità di costituire compagnie private a tal fine.
Su questo punto sarebbe quindi doveroso interrogarsi se lo stesso diritto possa essere garantito e rispettato da una gestione privata della risorsa acqua o meglio se non sia una contraddizione in termini delegare il settore privato della gestione di una risorsa riconosciuta come diritto umano.
di Marta Filisetti, cooperante ACRA in Tanzania


