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Ogni anno a Stoccolma il mondo dell’acqua si incontra nel corso della World Water Week organizzata dallo Stockholm International Water Institute per promuovere “una più profonda riflessione di uno specifico argomento
in relazione all’acqua”.Il periodo 2009 / 2012 è dedicato al tema “Responding to global changes” (diritto d’accesso all’acqua nel 2009, la sfida della qualità nel 2010, acqua e urbanizzazione 2011, acqua e sovranità alimentare nel 2012). Pubblico e privato, profit e non profit, operatori e finanziatori, ricercatori e tecnici sono chiamati a rispondere alle più urgenti problematiche del settore e a condividere le loro buone pratiche per trovare soluzioni innovative e tempestive. Laboratori, seminari, presentazioni, conferenze, incontri informali... un confronto serrato che mette faccia a faccia idee, valori, finalità diverse e spesso antitetiche.
Come già nel 2010, anche quest’anno ACRA ha accettato la sfida e ha portato, unica Ong italiana, la propria esperienza innovativa nel campo dell’acqua e dell’igiene pubblica tra le eccellenze globali, andando a sfidare approcci e posizioni politiche contrastanti e vincendo i pregiudizi che troppo spesso ancora caratterizzano il settore non profit italiano. ACRA ha presentato due esperienze sull’acqua potabile in Tanzania, analizzando se esse rispettano il diritto umano all’acqua e all’igiene pubblica secondo i criteri recentemente stabiliti dall’Esperto Indipendente delle Nazioni Unite sul questo tema.



Molti sono gli stimoli e le informazioni che ACRA ha ricevuto e che sono serviti come spunto per una riflessione più ampia sulle strategie nei prossimi anni. Partendo da un’analisi del Join Monitoring Program - messo a punto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e da UNICEF per monitorare i progressi fatti nel settore dell’acqua e dell’igiene pubblica – una prima indicazione è quella di aumentare l’impegno in campo sanitation, sia dal punto di vista delle infrastrutture (latrine, fognature, impianti depurazione, ecc) che da quello della sensibilizzazione e formazione per la diffusione delle norme igieniche di base.
Mentre per il problema dell’accesso all’acqua (883 milioni di persone che non accedono a fonti di acqua migliorate) infatti le proiezioni fanno ben sperare per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio (OdM) entro il 2015, per quanto riguarda l’accesso a condizioni e strutture igieniche adeguate (2,6 miliardi di persone ancora escluse) le proiezioni sono catastrofiche con ancora 1,7 miliardi di persone escluse nel 2015.
Una realtà che spesso non viene considerata o di cui è difficile parlare, ma che è la prima causa di contaminazione e di diffusione delle malattie legate all’acqua che provocano 5 milioni di morti ogni anno, di cui 1,5 milioni di bambini sotto i cinque anni d età. Una catastrofe spesso legata a malattie diarrotiche che potrebbero essere curate e prevenute con le più basilari prassi sanitarie e igieniche.

In relazione all’accesso a fonti di acqua sicura, nonostante i numeri fissati dagli Obiettivi del Millennio saranno probabilmente raggiunti nel 2015, le persone che non avranno accesso a fonti d’acqua migliorate saranno oltre 600 milioni: il problema è quindi lontano dall’essere risolto. E anzi, ci si sta iniziando ad interrogare sulla validità di indicatori quantitativi per esaminare la situazione. Per questo si stanno mettendo a punto strumenti di monitoraggio e indicatori più adatti per misurare non solo la quantità delle fonti d’acqua ma anche la loro qualità, equità e sostenibilità.
Un esempio in questo campo è l’esperienza dei sistemi di raccolta e analisi di dati georeferenziati che fotografano via web la situazione della crisi idrica mondiale e delle realtà che sono impegnate ad affrontarla. Solo un primo passo per quello che potrebbe presto diventare un database mondiale per monitorare le aree di crisi e i progressi. In Tanzania, ACRA oltre a segnalare lo stato degli accessi alle fonti d’acqua sicure ha già iniziato a inserire e rendere disponibili anche i dati delle analisi periodiche sulla qualità dell’acqua fornita. E prossimamente altri strumenti ITC saranno fondamentali per pensare e monitorare nuovi programmi come quello attualmente in atto in Senegal e in America Latina.
Per essere davvero incisivi, quindi, si dovranno sempre più in futuro strutturare progetti tesi alla qualità e alla rendicontazione dei risultati in termini di impatto e non solo in termini di attività svolte (non solo che cosa è stato fatto, ma che cosa si è ottenuto). E si dovranno anche spingere i donatori a ragionare sulla qualità dei risultati ottenuti in termini di efficienza ed efficacia. Se un rubinetto erogasse acqua solo una volta alla settimana, i problemi di salubrità sarebbero semplicemente spostati a livello di stoccaggio dell’acqua raccolta spesso in contenitori non sigillati. Stessa cosa vale per le latrine che necessitano di manutenzione periodica per poter essere efficaci. Troppo spesso sentiamo di progetti che hanno portato grandi risultati numerici in termini di opere realizzate, ma spesso inutilizzate dopo pochi mesi per mancanza di manutenzione, a causa della mancanza di fondi o di capacità tecniche particolari, per la mancata partecipazione delle comunità.
La qualità della progettazione e della gestione delle opere realizzate è fondamentale per assicurare risultati di lungo periodo. Allo stesso modo l’efficacia potrà essere implementata con approfonditi studi e ricerche in fase di progettazione e con l’inclusione dei beneficiari in fase di progettazione. In particolare, l’individuazione dei gruppi vulnerabili (donne, bambini, anziani, portatori d’handicap, malati, lavoratori stagionali, vedove, ...) e la loro inclusione nei processi decisionali è un fattore strategico per risultati di qualità e per la sostenibilità degli interventi.
Ultima e fondamentale sfida è quella della sostenibilità dei costi. Per risultati di lungo periodo e capaci di incidere profondamente sulla qualità della vita, è necessario individuare quel mix tra tariffe, tasse e tranfer capace di garantire il diritto all’acqua e a condizioni igieniche adeguate per tutti, in primis per i più poveri e per le categorie di popolazione più svantaggiate.


