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Sguardi e racconti dal Burkina Faso

08 pillola burkinaStefania Guida e Fabio Ammar, cooperanti per ACRA in Burkina Faso, raccontano con parole e immagini le persone e i luoghi che incontrano durante la loro missione per il progetto "Fondazioni for Africa - Partnership per uno sviluppo rurale sostenibile in Burkina Faso".







stefania guida

stefania guida


Sono laureata in cooperazione e sviluppo con un master in mediazione inter mediterranea, ho 29 anni e da meno di 2 anni mi occupo di progetti di sviluppo. Provenendo da una famiglia di pittori e non riuscendo ad esprimere “bellezza” con un foglio e una matita, mi sono appassionata alla fotografia per raccontare ciò che vedo. Credo che connettere le persone e condividere conoscenze sia più facile attraverso le immagini e così cerco di farlo durante le esperienze di lavoro che mi portano in giro per il mondo. In Burkina Faso seguo un'attività di social business per unire piccoli produttori locali e sensibilizzare i consumatori al concetto di sovranità alimentare.

  fabio amar

Fabio Ammar


Sono veterinario, ho quasi 42 anni, da 16 lavoro in cooperazione e vivo nei paesi di sviluppo, 8 anni dei quali in Africa; la musica e la bellezza sono i miei motori di ricerca: bellezza nel senso più ampio dell'estetica, bellezza racchiusa in un gesto, nelle parole che danno un nome alle cose che abitiamo e che viviamo, la musica come espressione che unisce, come oscillare ritmico di teste che si guardano e sguardi che approvano e sottendono la complicità umana. Seguo un programma di sovranità alimentare nel Burkina Faso; lo sviluppo agricolo attraverso il protagonismo della donna rurale, all'interno delle filiere di produzione; l'influenza femminile nella presa di decisioni sulle produzioni, sulle infrastrutture e gli investimenti è il nostro elemento chiave per un futuro più equo.

 


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Senza giacca né cravatta

Sono venuti degli annassara (bianchi) gentili, son venuti da lontano, senza giacca né cravatta nè grandi parole, si son seduti accanto a noi, sulle nostre sedie di rami e filo, ci hanno spiegato con parole semplici le leggi del mercato, e la ragione per cui noi tutti soffrivamo nella stagione della soudure, perché cadevamo nella trappola di ricomprare a tanto quel che noi stessi avevamo venduto a poco appena dopo i raccolti, il prodotto del nostro sudore, della nostra fatica.

Ci hanno costruito un magazzino, dove stoccare i nostri cereali, ottenere con questi un piccolo credito per tirare avanti, e poi venderli a tanto,quando il prezzo del mercato sale.

Oggi sentiamo che il nostro sudore vale di più.


Le vieux

La bici sono i miei piedi, mi chiamo Abderrahmane, ma mi chiamano vieux, non perché sono vecchio, mi chiamavano vieux anche quando avevo 10 anni, sai come succede qui, ci si danno nomignoli per un episodio, per un gesto, per un vezzo, e poi non te li stacchi più per tutta la vita.

Faccio 40 km al giorno in bici, sono il guardiano di un magazzino di warrantage, il gruppo dei nostri contadini ha scelto me, loro si fidano di me, e per me è una benedizione.

Guadagno 58 euro al mese, e con quelli la mia famiglia di 16 persone ci vive non male.

pillola burkina

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Le ombre

L'ombra è sacrosanta per tutti noi, curvi sotto il peso della fatica, sotto il silenzio urlante del nostro sole tiranno ; all'ombra d'un mango, d'un'acacia o sotto la saggia chioma d'un albero della parola, riposiamo le nostre membra, sorseggiando un tè, o la sera un dolo, la nostra birra di miglio.

Per noi saheliani, entrare nell'ombra d'un albero è come per voi entrare in una casa.


50 franchi in più

I sacchetti blu costano 50 franchi, la gente preferisce quelli gratis, anche se si rompono subito, l'importante per loro è arrivare a casa con quanto più possibile per preparare la cena; ognuno difende la sua economia e con 50 franchi forse ci viene un piatto di miglio in più; vai tu a toglierlo dalla bocca di tuo figlio, in cambio d'un sacchetto blu.

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Le marché du village

Al mercato ognuno porta quel che può, non è che tutte le stagioni viene giù come si deve, la pioggia è cosi, imprevedibile come il destino.

Quando viene abbondante, vendiamo persino le zucche e le angurie, quando ne viene poca, allora vendiamo la cipolla, lo scalogno, il mango, qualche pomodoro ; quando non ne viene, ci tocca inventare altri lavori in famiglia, fabbrichiamo sedie di rami e filo, andiamo nella foresta generosa a raccogliere qualcosa da mangiare, da vendere o da trasformare, come le noci di karité che ci danno il burro, come le foglie del neem o qualche altra essenza, che il sapere dei nostri ancestri ci permette d'usare per il bene.


L'unione fa la forza

Sono Aminata, stanca e felice, ho 43 anni 7 figli e 20 nipoti; la vita ci sorride, con la fatica di tutti i giorni siamo sempre andate avanti, anche nelle annate scure di siccità, quando il cielo gravido è pregno e pur sempre avaro.

Ci siamo messe assieme noi donne del villaggio per raccogliere e utilizzare tutte assieme i prodotti che il signore fa crescere nella nostra foresta; abbiamo iniziato vendendo noci di karité e il frutto del pane del baobab, poi abbiamo visto che al mercato vendevamo e allora abbiamo provato a fare saponi e olio e succhi; noi la fame, grazie a Dio non la conosciamo, sempre minimo due pasti consumiamo e i nostri figli oggi imparano a leggere e scrivere, e questo ci fa anche sperare: è una sensazione bellissima.

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Lunettes culturelles

Mi nascondo dietro la mamma e sono emozionato quando vedo quei signori bianchi cosi strani; beh a dire la verità ho anche un po' paura, ma quando mi faccio coraggio, mi avvicino a un sorriso nazareno e sfioro quelle pelli candide per capire se qualcuno le ha colorate, per vedere se lasciano vernice, o che so io, una polvere…

Invece niente, sono proprio cosi, coi loro capelli come quelli finti che si mettono a volte la mia sorella maggiore e mia zia.


In battere e levare

Mi chiamo Khadija, ho 16 anni e sono mamma di una bimba di 1 anno e mezzo, Salimata, figlia del villaggio come altre; ho smesso di studiare a 12, quando son diventata signorina, e da allora aiuto la famiglia, trito il miglio e faccio il tò, la nostra polenta tradizionale.

Mentre cucino sogno l'amore, la mia salsa preferita è la sauce arachide quando fa freddo, e quella di foglie di baobab durante l'hivernage; trito il miglio con il mortaio tradizionale, a ritmo di musica, mi incito battendo le mani, e il ritmo mi rende grato il battere e scandisce i miei sogni.

pillola burkina

 

...Continua...

 


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