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I primi 20 anni del distretto sanitario di Goundi, in Ciad

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A 600 chilometri a sud dalla capitale del Ciad, N'Djamena, c'é Goundi, un minuscolo villaggio fatto di capanne e case in lamiera. Grazie all'impegno del padre missionario gesuita Angelo Gherardi, nel 1976, qui è nato un piccolo ospedale rurale con un reparto maternità.

Negli anni seguenti il progetto è cresciuto e, nel 1990, l'ospedale si è dotato anche di un ambulatorio e di 8 centri di sanità distribuiti sul territorio, diventando un vero e proprio distretto sanitario. Un'eccellenza che copre un bacino di oltre 100mila persone altrimenti senza nessun accesso all'assistenza medica.

Questo impegno è sostenuto da ACRA e dall'associazione Amici di Goundi che collaborano con padre Angelo anche per quella che pareva una missione impossibile, un ospedale policlinico nella capitale che ospita anche la Facoltà di medicina e una scuola per infermieri.

Qualche giorno fa, padre Gherardi ci ha scritto descrivendoci la situazione della capitale dove si sono accesi dei focolai di colera. Il Ciad è uno dei paesi più poveri del mondo con un tasso di analfabetismo di quasi il 70% e una speranza di vita di 48,6 anni. Attualmente l'insicurezza alimentare in Ciad riguarda 2 milioni di persone e 1 bambino su 3, al di sotto dei 5 anni, è malnutrito. Oltre il 50% della popolazione non ha accesso ad acqua pulita (dati UNDP).

"Sia a Goundi che a N'Djamena - scrive Padre Gherardi - le nostre attività continuano con il loro ritmo ordinario, ma qui a N'Djamena siamo a rischio di un'imminente epidemia di colera. Nelle zone confinanti in due settimane sono stati registrati 8 casi con 6 decessi. In un angolo isolato del terreno dell'ospedale si sta installando un accampamento con tende per raccogliere i primi colpiti. Stiamo ospitando i tecnici di MSF, Medici senza frontiere, che si sono attivati per far fronte all'emergenza e speriamo di poter far fronte a questa grave situazione.

Queste epidemie sono ricorrenti soprattutto nelle annate di concentrazioni delle piogge che allagano vari quartieri della Capitale e le fognature a cielo aperto, mescolandosi con le acque, diventano un vivaio di germi. Ogni volta si fanno piani d'igiene pubblica, ma mai sono eseguiti in maniera adeguata e le malattie ricominciano.

Davanti a tali situazioni si è portati a pensare che questa passività sia una fatalità e che nulla mai cambierà, rassegnarsi è il più grande pericolo per l'impegno nello sviluppo. Grazie a Dio ci sono fatti che smentiscono queste scoraggiate e scoraggianti rapide conclusioni: le mentalità e i comportamenti possono cambiare e, di fatto, cambiano.

L'esempio di Goundi dal 1968 ad oggi lo dimostra. In una zona "priva di ogni struttura e organizzazione sanitaria", come era descritta Goundi da un documento del Ministero della Sanità dell'epoca, si è sviluppato, in quarant'anni di impegno costante e solidale di persone e organismi locali ed esterni, un sistema sanitario di cui basta considerare i dati e i risultati per concludere che lo sviluppo delle mentalità, comportamenti e strutture non è una utopia, ma una realtà possibile!".


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L'area dove oggi sorge l'ospedale, nel 1968   Il centro di salute a Goundi

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Anni '90, nasce il distretto sanitario   La nuova ala per l'ambulatorio

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Il laboratorio di analisi oggi   Una veduta aerea dell'ospedale

 
Ecco alcuni dati comparativi a partire dagli ultimi vent'anni, da quando cioè l'ospedale di Goundi, aperto nel 1974, ha adottato il Sistema di Sanità Integrata, dotando la zona di 8 Centri di Sanità sul territorio - in un raggio di 20-30 Km tutt'intorno all'ospedale - e adottando le nuove strategie dell'OMS lanciate dalla Dichiarazione di Alma-Ata nel 1978.
  1990 2000 %
Numero totale ammalati visitati 12.356 81.215 +557%
Contributi del malato alle spese (ambulatorio) 43/100 74/100 +31%
Visite preventive ai bambini 1.180 14.997 +14%