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Colpo di stato in Burkina Faso

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Testimonianza dal campo di Daniele Alleva - capo progetto in Burkina Faso

E' il 16 Settembre, giorno del mio compleanno, sono alla cooperazione italiana di Ouagadogou per una formazione. Sono quasi le 16 quando la mia compagna mi telefona. La sua voce è preoccupata: “mi hanno detto che è in corso un colpo di stato....”. In quel momento si presenta il direttore della cooperazione italiana che conferma la notizia.

Do disposizioni all'equipe di ACRA lì presente di andare subito a casa.

Ho ben fisso nella mente il volto di un collega Burkinabè di un'altra ONG: gli dico che è il caso che anche lui vada a casa, mi guarda e con un sorriso enorme mi dice: no io vado col popolo in piazza. Alza il pollice, mi emoziono e ricambio sorriso e pollice.

Volo a casa e mi accerto di dove sono tutti gli altri. Avviso immediatamente la sede in Italia. La mia abitazione diventa rifugio per 9 persone tra colleghi e amici.

Subito faccio il pieno all'auto, altri fanno provviste e 3 di noi attivano un “ufficio stampa” per recuperare informazioni via social, internet e amici sparsi per la città.

Il generale Gilbert Diendéré a capo della RSP (Guardia Presidenziale Nazionale), tanto osteggiata dalla popolazione, a pochi giorni dalle elezioni politiche ha preso il potere e arrestato Il primo ministro della transizione Michel Kafando. Rivendica il diritto di includere nelle liste elettorali gli esclusi legati al potere del ex presidente Blaise Compaorè costretto alla fuga dal paese quasi un anno fa durante una sommossa popolare.

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Il popolo Burkinabè, povero ma dotato di una dignità incredibile, si ribella e con pochissimi mezzi protesta compatto. Pietre, barricate con vecchi copertoni dati alle fiamme, mani nude forti e callose. La RSP risponde con le armi. Da casa nostra sentiamo nitidamente le raffiche d'arma da fuoco per disperdere le proteste. Il bilancio ufficiale è di 10 morti e un centinaio di feriti. Il bilancio reale forse non si saprà mai.

Le richieste del popolo sono semplici: ritorno del governo di transizione, scioglimento della RSP e non inclusione nelle liste elettorali degli ineleggibili legati a Blaise Compaorè.

L'esercito regolare si mobilita e tra un folla entusiasta marcia da diverse parti del paese verso la capitale Ouagadogou. In questo scenario i primi ministri del Benin, del Ghana e del Niger arrivano in Burkina per cercare una mediazione. I risultati arrivano il 23 settembre, giorno prima del Tabaski l'importante festa musulmana: ristabilimento del governo di transizione e deposizione delle armi da parte dell'RSP.00906 Burkina colpo stato

Il popolo Burkinabè è povero ma dignitoso e testardo. Ora aspetta perché sa bene quello che vuole e se l'RSP non sarà definitivamente sciolto e se gli ineleggibili verranno inclusi nelle liste elettorali temo che succederà quello che mi ha detto l'altro giorno un ragazzo per strada: la RSP sono 1.300 noi Burkinabè siamo milioni. Uccideranno me ma dietro di me ci sono milioni di Burkinabè, non avranno abbastanza proiettili per ammazzarci tutti.

Segui gli aggiornamenti in tempo reale sul blog di Raffaele Masto www.buongiornoafrica.it

 


 

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